La disponibilità c’è. Ma non sarà un sì incondizionato. Il dottor Daniele Zanzi, agronomo di fama internazionale ed ex vicesindaco di Varese, è disposto ad accettare la donazione dei tre cedri secolari di viale Aguggiari proposta dall’ingegner Paolo Bombelli. Prima, però, vuole approfondire le valutazioni tecniche che hanno portato alla decisione di abbattere due dei cinque alberi e intende sottoporre i tre esemplari rimasti a nuove verifiche tecniche.
Martedì 14 luglio Bombelli e Zanzi hanno già fissato un incontro per discutere la proposta di donazione e gli eventuali passaggi successivi.
«Io sono disposto ad accettare la donazione, ma prima voglio vedere le perizie dei colleghi e capire in base a quali motivi si è arrivati a questa conclusione. Dopodiché vorrei fare delle mie prove» spiega Zanzi.
L’agronomo non mette in discussione il principio della sicurezza, ma il metodo con cui, a suo giudizio, è stata affrontata la valutazione. «Vorrei chiamare anche tecnici esterni indipendenti a valutare le mie metodiche e a confrontarsi sui risultati. Sarebbe un nuovo modo di affrontare casi come questo, perché il destino di un essere vivente non può essere affidato alla firma di un solo professionista.»
Zanzi osserva che negli ultimi anni sono cambiate sia le conoscenze sia gli strumenti diagnostici a disposizione dell’arboricoltura moderna. «In vent’anni quelle piante hanno superato nevicate, tempeste e venti eccezionali restando in piedi. Oggi disponiamo di strumenti molto più evoluti e vorrei capire, confrontandomi con gli altri tecnici, come si sia arrivati a queste conclusioni.»
Secondo l’agronomo, quando i problemi interessano la parte alta della chioma la moderna arboricoltura suggerisce, prima dell’abbattimento, di valutare tutti gli interventi conservativi compatibili con la sicurezza.
Per spiegare il proprio approccio ricorre a un paragone personale: «Ho due bypass al cuore. Il mio medico non mi dice di smettere di vivere, ma di continuare a vivere seguendo tutte le cure necessarie. Con gli alberi dovrebbe valere lo stesso principio.»
Zanzi precisa, infine, che l’eventuale accettazione della donazione non rappresenterebbe un atto ideologico. «Non sono uno che abbraccia gli alberi a prescindere. Nella mia vita ne ho fatti abbattere centinaia, se non migliaia. La differenza è che io mi avvicino a una pianta cercando prima le ragioni per cui possa continuare a vivere e solo dopo, se non ci sono alternative, ne dispongo l’abbattimento.»
L’incontro fissato per martedì 14 luglio potrebbe segnare una svolta. Zanzi si è detto disponibile ad accettare la donazione dei tre cedri, ma prima intende sottoporli a un percorso di verifiche tecniche condivise. Solo al termine di questo approfondimento assumerà le decisioni che riterrà più opportune per il loro futuro.