di Bruno Belli
E’ ancora nel XV secolo che in Varese si verifica un fondamentale evento religioso, spirituale e, per riflesso, anche culturale. Secolo, come abbiamo visto nelle settimane precedenti, ricco di cambiamenti e caratterizzato dalla fioritura del commercio e della bachicoltura.
Nel 1476, infatti, si conclude un cammino spirituale che culmina con l’erezione della Clausura del Monastero delle Romite Ambrosiane a Santa Maria del Monte sopra Varese, congregazione monastica dell’Ordine di S. Ambrogio ad Nemus sotto la Regola di S. Agostino.
Giova però, in breve, richiamare qualche notizia antecedente che ho trattato quando parlai del Monte S. Francesco sopra Velate.
Il Sacro Monte dista 7500 metri dal centro cittadino e, sulla sua sommità (880 metri sul livello del mare), disteso sul versante meridionale, giace l’agglomerato attuale, probabilmente roccaforte bizantina e centro religioso antichissimo della regione che, secondo la leggenda, risale al tempo di S. Ambrogio. Secondo la tradizione, infatti, sulla sommità del Monte vi sarebbe stata una fortificazione già di origine romana, insediata quale presidio militare per il controllo militare, sulla quale si sarebbero insidiati rifugiati ariani espulsi da Milano e che, quindi, fossero stati sconfitti dalle milizie di Sant’Ambrogio.
Così, l’inizio della storia di S. Maria del Monte andrebbe collocata il 1 novembre 389, quando il vescovo Ambrogio, per ringraziare la Madonna che gli aveva dato la forza per sconfiggere gli ariani, collocò una statua il legno delle Vergine con il bambino su di un altare ricavato nella roccia per celebrarvi la messa. Con la cerimonia il luogo fu dedicato a Maria e chiamato Santa Maria del Monte.
In breve. Esso divenne metà di pellegrinaggi, cui seguì la costruzione di una piccola chiesa che nei documenti del X secolo è denominata «Ecclesiae beate semperque Virginis Dei Genitricis Mariae».
Dell’antica chiesa rimane solo l’abside visitabile oggi come Cripta, laddove i recenti scavi archeologici effettuati tra il 2013 ed il 2014 hanno portato alla luce reperti di un edificio di culto mariano databile attorno al VI – VII secolo. Furono i Longobardi, tra il VI e l’VIII secolo, a potenziare il presidio militare con un insieme di torri e di una rocca circondata da mura, che sarebbe divenuta, poi, l’origine del borgo.
Durante la lotta tra i Comuni ed il Barbarossa il fortilizio fu coinvolto, assieme al borgo di Varese, nelle vicende, quindi, terminata questa guerra, il fortilizio abbandonato fu trasformato, appunto, in un piccolo borgo e la chiesa fu ampliata entro il XV secolo. Il Sacro Monte è tuttora considerato come i più importante centro mariano lombardo ed i principale monumento della fede di S. Ambrogio.
Qui, in una grotta che avrebbe fatto parte poi del percorso delle Cappelle che vedranno la luce nel XVII secolo, cominciò il percorso eremitico delle Beate Caterina e Giuliana che portò alla fondazione del Monastero.
Fin dal 24 aprile 1452, Caterina Moriggi, nata a Pallanza nel 1437, si ritirò sul Monte sacro decisa a rimanervi in eremitaggio in alcune grotte nei presi del Santuario. Fu raggiunta il 14 ottobre 1454 da Giuliana Puricelli, nata Verghera, presso Busto Arsizio nel 1427, dando vita così alla prima comunità religiosa.
Nell’attuale percorso delle Cappelle del Rosario tra la VI e la VII cappella, quindi all’interno del tratto onorato ai Misteri Dolorosi, in un anfratto della roccia è stata creata la Grotta delle Beate, dove si trovano due statue che e ritraggono in preghiera, opera di Francesco Silva, grotta simile a quella che doveva essere la primigenia della confraternita creata da Caterina e Giuliana.
Il 4 gennaio 1473 le Beate Caterina e Giuliana con Benedetta e Francesca da Biumo e con Paola degli Amizi fecero richiesta di erezione a Monastero il romitaggio a S. Maria del Monte.
Il 10 novembre 1474, Papa Sisto IV, con Bolla data ad Ostia (atti originali conservati presso l’Archivio di Stato di Milano) concede il passaggio dalla vita eremitica a quella cenobitica (vivere in comunità). Il Monastero sarebbe dovuto essere – come fu ed è tuttora – un luogo di preghiera e di meditazione d’autentica spiritualità. Le Romite Ambrosiane, infatti, sono monache claustrali che vivono in preghiera, in meditazione e nel lavoro.
Il 10 agosto 1476 si tenne la solenne professione delle prime monache e l’erezione della Clausura con l’elezione ad Abbadessa di Caterina.
A 41 anni, dopo una vita consacrata alla preghiera ed al lavoro, il 6 aprile 1478 muore Caterina che viene sepolta nel piccolo cimitero monacale. Quindi, nel 1500, il 1 aprile, Monsignor Fabrizio Marliani, vescovo di Piacenza, consacra la Cappella interna del Monastero. Il 15 agosto muore anche Giuliana.
Le due monache ricordate per la loro vita dedicata non solo alla preghiera, ma anche al beneficio verso i poveri, sono elette Beate, proclamandone così libero e lecito il culto pubblico, il 12 settembre 1729: sono ricordate, nel calendario, il 27 aprile, accanto a S. Zita.
I corpi furono quindi definitivamente trasportati nell’Oratorio delle Sante Reliquie, dove sono tuttora: si tratta della cappella posta a destra della navata centrale del Santuario che ora è chiamata Oratorio delle Beate. L’artistica cappella che accoglie le loro spoglie fu decorata nel 1681 dal milanese Antonio Busca (1625 – 1686).
Come il resto dei Conventi, il Monastero fu soppresso durante la Repubblica Cisalpina, con editto del 21 novembre 1798, ma ripristinato il 5 febbraio 1822 sotto la guida dell’Abbadessa Suor Marianna Florinda Staurenghi.
Nel Monastero si conservano numerose opere d’arte: un polittico di Enrico Bissoni del 1540, due bassorilievi in legno ed un codice miniato, oltre a numerosi affreschi di Stefano Maria Legnani e di Antonio Magatti, di cui abbiamo ricordato settimana scorsa proprio il Cenacolo ivi conservato.



















Bibliografia minima (per approfondire):
- AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
- Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
- Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni,Milano, Faccioli, 1952
- Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
- Luigi Borri, Documenti Varesini, Varese, Macchi e Brusa Editori, 1891
- https://www.romiteambrosiane.it/