Nei pressi del confine tra Gornate Superiore e Gornate Olona, sopra un piccolo dosso circondato dai boschi sorge l’Oratorio di San Michele Arcangelo, noto anche semplicemente come Chiesa di San Michele. Una delle tante perle nascoste del nostro territorio, uniche e straordinarie.
Difatti questo minuscolo tempio è considerato non solo il più antico edificio sacro del Varesotto, bensì costituisce il più vetusto oratorio a nord di Milano: un frammento di storia e fede sopravvissuto a imperi, invasioni e pestilenze.
Le pietre dell’edificio religioso parlano un linguaggio antichissimo, che gli archeologi e gli storici dell’arte collocano tra il V e il VI secolo d.C., in un arco temporale turbolento che va dalle incursioni degli Unni di Attila fino all’insediamento dei Longobardi.
A testimoniare questa eccezionale antichità è una firma invisibile ma geometricamente precisissima, riscontrata nei muri perimetrali dell’aula in cui ricorre costantemente il modulo del piede romano (pari a 29,6 centimetri), a prova di una maestranza legata alle tecniche costruttive tardo-imperiali o burgunde.
Con l’arrivo dei Longobardi nel VI secolo, la chiesetta assunse una nuova e forte centralità spirituale e militare poiché il popolo guerriero proveniente dal nord elesse proprio l’Arcangelo Michele a proprio patrono nazionale. La chiesetta, non a caso, sorgeva a brevissima distanza dall’imponente avamposto difensivo e religioso del Castrum di Castelseprio ed in prossimità del Monastero di Torba (oggi entrambi beni UNESCO), vigilando sulle vie di comunicazione della valle.
Un’abside semicircolare e facciata a capanna compongono la struttura, ed al suo interno si può ammirare un’opera interessante e suggestiva che racchiude un mistero tutto ancora da svelare.
Tra le decorazioni più antiche spicca un frammento dipinto in ocra rossa risalente all’VIII secolo, raffigurante un Giano Bifronte, divinità romana dalle due facce che guarda contemporaneamente al passato e al futuro.
Gli studiosi ritengono che questo affresco, da considerarsi un rarissimo innesto di iconografia pagana in un tempio cristiano altomedievale, facesse parte di una più vasta rappresentazione perduta dell’Allegoria dei Mesi, in cui Giano simboleggiava il mese di gennaio (detto Ianuarius).
Accanto a questa rarità si trovano decorazioni più tradizionali, risalenti all’epoca bizantina e affreschi successivi come un notevole Cristo Pantocratore nell’abside, circondato da figure di santi, pastori e greggi realizzati con pigmenti vividi che suggeriscono una committenza nobile e colta.
È presente anche Crocifissione quattrocentesca sull’arco trionfale che richiama da vicino lo stile dell’opera omonima presente nella chiesa di Bizzozero a Varese, mentre in una nicchia sulla parete nord è ospitato un affresco datato 1532, raffigurante la Madonna in trono con i Santi Sebastiano e Rocco (protettori contro la peste), voluta dalla comunità locale durante un’epoca di dure epidemie.
L’oratorio ha attraversato vicissitudini e difficoltà, infatti già nel 1570, l’arcivescovo San Carlo Borromeo ne denunciava lo stato di grave trascuratezza e quasi abbandono. Si registra, poi, che, nel Settecento, l’antica nicchia dell’altare di San Rocco venne modificata per ospitare la tomba della nobile famiglia Martignoni.
Oggi, grazie al costante interesse del territorio, alle tutele storiche e alle campagne del FAI (Fondo Ambiente Italiano) l’Oratorio di San Michele a Gornate Superiore è tornato a essere una meta preziosa per escursionisti, storici dell’arte e pellegrini.
Chi cammina lungo i sentieri boschivi della Valle Olona trova in questo piccolo tempio una sosta d’altri tempi: un luogo dove le pietre, dopo millecinquecento anni, hanno ancora molto da raccontare. E noi siamo pronti a scoprire cosa ha ancora da rivelarci un luogo tanto antico e prezioso.
