Il surplace più lungo della storia a Varese

Il 27 luglio 1968, al Velodromo Luigi Ganna di Masnago, si disputava la semifinale dei Campionati Italiani di ciclismo su pista tra due autentici fuoriclasse della velocità: Giovanni “Vanni” Pettenella, campione olimpico a Tokyo 1964, e Sergio Bianchetto, anche lui oro olimpico e tra i più forti velocisti italiani del suo tempo.

Nelle gare di velocità su pista esiste una tattica tanto spettacolare quanto difficile: il surplace. I corridori, mantenendo un equilibrio perfetto sulla bicicletta senza mettere piede a terra, cercano di costringere l’avversario a prendere l’iniziativa. Chi parte per primo, infatti, offre spesso la scia all’altro, che può sfruttarla per lanciare lo sprint finale.

Quel giorno, però, la tattica si trasformò in qualcosa di mai visto. I due campioni rimasero praticamente immobili uno di fronte all’altro per un’ora, tre minuti e cinque secondi. Il pubblico del Velodromo Ganna assistette incredulo a una sfida che sembrava sospesa nel tempo, mentre milioni di telespettatori seguirono la diretta Rai con il commento di Nando Martellini.

Per oltre sessanta minuti nessuno dei due volle cedere. Alla fine fu Sergio Bianchetto a interrompere l’equilibrio. Secondo alcune cronache dell’epoca cadde a terra per lo sfinimento; anni dopo, lo stesso Bianchetto raccontò invece di essersi lasciato cadere volontariamente, ritenendo impossibile proseguire oltre quel duello psicologico.

La vittoria venne così assegnata a Vanni Pettenella, ma il vero protagonista fu quel surplace destinato a entrare nella storia mondiale del ciclismo.
Con 63 minuti e 5 secondi, il record stabilito a Varese è rimasto uno dei più incredibili episodi mai avvenuti su una pista ciclistica. Oggi una situazione simile non potrebbe più verificarsi: i regolamenti internazionali sono stati modificati proprio per evitare gare bloccate così a lungo.

A distanza di oltre mezzo secolo, il Velodromo Luigi Ganna conserva anche questo primato: essere stato il teatro di una delle pagine più singolari, curiose e affascinanti della storia del ciclismo mondiale. Una dimostrazione che, nello sport, a volte non vince soltanto chi va più veloce, ma anche chi riesce ad avere più pazienza, sangue freddo e nervi d’acciaio.
Un episodio unico che ha fatto conoscere il nome di Varese in tutto il mondo del ciclismo e che ancora oggi viene ricordato come il surplace più lungo della storia.