Il paradosso degli alberi secondo il climatologo Mercalli

Noi esseri umani portiamo nella memoria i segni delle stagioni vissute. Possiamo spostarci, cercare climi differenti e trovare riparo in ambienti climatizzati. Gli alberi, invece, restano dove sono, affrontando anno dopo anno il mutare del clima.

Accade anche ai cedri secolari di viale Aguggiari, presenze maestose che da oltre un secolo regalano ombra, bellezza e identità al paesaggio urbano. Oggi, però, il dibattito sul loro futuro divide la città tra chi vorrebbe preservarli e chi teme che possano diventare un pericolo durante i temporali sempre più violenti. È il paradosso del cambiamento climatico: abbiamo bisogno di più alberi per mitigare il caldo, ma il clima che cambia li espone a eventi meteorologici sempre più estremi.

Abbiamo intervistato il noto climatologo Luca Mercalli, autore di “Breve storia del clima in Italia” (Passaggi Einaudi), che invita a non trasformare questa contraddizione in uno scontro, bensì in un’occasione di confronto tra climatologi, arboricoltori, giuristi e amministratori.

Il cambiamento climatico ci suggerisce di piantare più alberi, ma gli eventi estremi aumentano il rischio di cadute. È davvero un cane che si morde la coda?
«Nelle tecniche di adattamento ai cambiamenti climatici una delle principali strategie è aumentare il verde urbano. Gli alberi riducono l’isola di calore delle città e possono abbassare la temperatura anche di tre-cinque gradi. Questo è scritto in tutte le strategie di adattamento nel mondo. Però questa esigenza entra in conflitto con l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi, soprattutto i temporali con forti raffiche di vento che possono far cadere gli alberi. Sono entrambe realtà con cui dobbiamo confrontarci.»

Quanto è delicato oggi il sistema climatico?
«Il sistema climatico è come un orologio. Se lo prendi a martellate, da qualche parte poi non segna più l’ora giusta. E siccome noi stiamo prendendo a martellate il sistema climatico con le emissioni che generano il riscaldamento globale, alcuni suoi ingranaggi arrivano a punti critici, i cosiddetti tipping point, cioè punti di non ritorno.»

A Varese i cedri di viale Aguggiari hanno acceso il dibattito cittadino: abbatterli o preservali. Quale dovrebbe essere il criterio da seguire in questo dilemma?
«Io non prendo posizione né da una parte né dall’altra. Posso dire che gli alberi sono importanti e che dovremmo averne il più possibile nelle città. Ma è altrettanto vero che i temporali intensi aumentano il rischio di danni. All’interno di questa forbice, la risposta la può dare soltanto una perizia forestale: se l’albero è malato e pericolante si taglia; se è sano, mi sentirei di dire che va tenuto, perché rappresenta una parte importante della resilienza climatica delle città di domani.»

Lei sostiene che il vero nodo sia anche giuridico. Perché?
«Perché se un albero è sano e cade durante un evento eccezionale, oggi il timore è che qualcuno debba comunque risponderne penalmente. Io depenalizzerei questo eccesso di responsabilità, perché altrimenti il rischio è la “motosega selvaggia”: se fossi un amministratore pubblico, per paura di finire nei guai potrei decidere di tagliare tutto. Sarebbe un esito infausto di una cattiva giurisprudenza. Dobbiamo accettare che esista una parte di rischio nella vita e che non sempre ci sia un responsabile. Se durante un temporale eccezionale cadesse il ramo di un albero sano, potremmo dire: “Se non era il ramo, era una tegola”. E allora cosa facciamo? Togliamo le tegole da tutti i tetti? Oggi, inoltre, abbiamo le allerte meteo: quando arriva un temporale è prudente cercare riparo e non andare a passeggiare sotto gli alberi.»

Quali possono essere, allora, le possibili soluzioni?
«Sicuramente intensificare i controlli. Oggi esistono strumenti diagnostici molto avanzati: si può perfino fare una sorta di “ecografia” al tronco per individuare eventuali marciumi interni. Se il dottore forestale certifica che l’albero è pericolante, va abbattuto. Se invece è sano, credo sia giusto conservarlo. Ma serve anche un confronto con i giuristi: il climatologo da solo non basta. È una materia che deve evolvere mettendo insieme competenze diverse.»

Nel caso specifico dei cedri di viale Aguggiari si tratta di alberi privati. Cambia qualcosa?
«Trattandosi di alberi privati, entra in gioco anche la posizione del proprietario. Se ritiene eccessivi il rischio o gli oneri di manutenzione, potrebbe orientarsi verso l’abbattimento, salvo eventuali vincoli di tutela, come l’iscrizione nel registro degli alberi monumentali. Ma su questo occorre sentire i professionisti competenti.»

Mercalli tiene a precisare che le sue non vogliono essere verità assolute, ma «ragionamenti a voce alta» per aprire un confronto tra climatologi, arboricoltori, giuristi e amministratori. Perché il cambiamento climatico sta imponendo domande nuove, alle quali le regole di ieri potrebbero non bastare più.