Più cemento, meno natura: Varese può cambiare strada

di Katia Catalano

Varese s’innalza fra i rami frondosi.
Tra il verde dei boschi che degradano verso il Campo dei Fiori e il blu profondo dei laghi, Varese e la sua provincia hanno da sempre coltivato un privilegio raro: vivere in una cerniera perfetta tra metropoli e natura.
Oggi questo equilibrio idilliaco scricchiola sotto il peso di una trasformazione silenziosa e inesorabile. Il territorio varesotto sta cambiando volto, e non sempre nella direzione giusta

La trasformazione del paesaggio
Negli ultimi anni, l’asse che collega Varese a Gallarate, Busto Arsizio e Saronno è stato protagonista di un’espansione urbanistica che fa discutere. Nuovi poli logistici, centri commerciali e complessi residenziali continuano a sorgere, erodendo ettari di terreno verde e aree agricole.
Secondo i dati più recenti sul consumo di suolo, la Lombardia resta una delle regioni più cementificate d’Italia, e la provincia di Varese non fa eccezione.

Il problema non è la crescita in sé, quanto la qualità di questa trasformazione.
Spesso assistiamo alla proliferazione di scatoloni di cemento e asfalto che impermeabilizzano il terreno, aggravando i rischi idrogeologici in un territorio già fragile, solcato da torrenti e lambito da bacini lacustri preziosi ma vulnerabili come il Lago di Varese, il Lago Maggiore e i laghetti minori di Comerio e Biandronno. A questo si aggiunge la questione della mobilità.
Varese resta una terra di pendolari: migliaia di cittadini ogni giorno si mettono in viaggio verso Milano o lungo la superstrada per Malpensa.
Il traffico lungo le arterie principali satura l’aria, trasformando ore preziose della giornata in code estenuanti.

Allarme per l’identità locale
Il rischio concreto è lo snaturamento di quell’identità che rende Varese la “Città Giardino” per antonomasia e la sua provincia un unicum paesaggistico.
Quando il cemento soffoca la terra, a rimetterne non è solo l’ambiente, ma la qualità della vita di chi ci abita.
Meno spazi verdi accessibili, maggiore inquinamento acustico e atmosferico, e la perdita di quel senso di comunità che da sempre lega i varesini ai loro rioni e ai paesi della provincia, da Luino a Tradate, passando per Laveno Mombello.

Tuttavia, c’è un dato confortante: la consapevolezza dei cittadini sta crescendo.

Sempre più comitati locali, associazioni e singoli residenti alzano la voce per chiedere una pianificazione urbanistica più saggia, incentrata sul recupero del patrimonio edilizio esistente anziché sulla nuova colata di cemento, e sulla tutela rigorosa dei parchi regionali e locali. 

La svolta quotidiana: come vivere meglio (e difendere il territorio)
Di fronte a queste sfide globali e locali, cosa può fare concretamente il singolo cittadino varesotto per migliorare la propria quotidianità e, allo stesso tempo, alleggerire la pressione sul territorio?

La risposta non richiede gesti eroici, è sufficiente un cambio di prospettiva racchiuso nella riscoperta della prossimità.

Personalmente ho valutato positivamente la “Mobilità Dolce” e, come consigliano i coach, “attivala nei weekend “.
Inizia a considerare la bicicletta o la camminata non solo come passatempo domenicale, ma come alternativa reale per i piccoli spostamenti urbani.
La provincia di Varese vanta una delle reti ciclabili più belle d’Italia, a partire dalla celebre ”pista ciclabile del Lago di Varese” (circa 28 chilometri immersi nella natura).
Sostituire anche solo due volte a settimana l’auto con la bici per andare a fare la spesa o per recarsi al lavoro (sfruttando l’intermodalità con i treni Trenord) riduce lo stress da traffico, migliora la salute cardiovascolare e diminuisce le emissioni.
Il “Km Vero” nei mercati locali

Saper migliorare la propria vita significa anche riconnettersi con le eccellenze del territorio.
La semplice scelta di fare la spesa nei mercati contadini locali o nei negozi di vicinanza, acquistando prodotti agricoli a chilometro zero della Valceresio, del Verbano o del Varesotto può ridurre l’impatto ambientale legato al trasporto delle merci e può aiutare a sostenere   l’economia rurale locale, preservando quei contadini che, con il loro lavoro, mantengono vivo e pulito il paesaggio agrario che rischia di scomparire.
Rallenta e vivi
La nostra provincia offre una risorsa terapeutica gratuita e potentissima: i boschi del Parco Regionale Campo dei Fiori o del Parco del Ticino.
Concediti almeno un’ora a settimana per una passeggiata silenziosa tra i castagni e i faggi, senza lo smartphone in mano.
Gli studi dimostrano che l’immersione nella natura riduce drasticamente i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress), abbassa la pressione sanguigna e ricarica le energie mentali.
Difendere Varese e vivere meglio non sono due obiettivi separati: sono la stessa medaglia. Prendersi cura del luogo in cui viviamo significa, in fondo, prenderci cura di noi stessi.