Piazza Marsala, 1954: quando Varese profumava di frutta e di dolci

Il negozio dei genitori, il carrettino del garzone, l’edicola di Wanda, il Motta e la macchina nera del commendator Borghi. Nel ricordo di Mariarosa Lancini Costantini rivive una Varese che non c’è più. E insieme a quella città, oggi ricordiamo anche lei.

Ci sono fotografie che con il passare degli anni diventano finestre.

Le guardiamo e, per qualche istante, dietro il bianco e nero tornano i rumori della strada, le voci delle persone, le insegne dei negozi. Persino i profumi.

Questa fotografia ci porta in Piazza Marsala, a Varese, nel 1954.

Davanti a un negozio di frutta e verdura c’è “l’esposizione” dei genitori di Mariarosa Lancini Costantini: cassette, frutta, verdura, colori che la fotografia non può restituirci ma che una bambina di allora avrebbe conservato nella memoria per tutta la vita.

Nell’agosto del 2015 Mariarosa decise di raccontare quel ricordo.

Quasi si scusava per aver pubblicato qualcosa di personale.

Ma aggiungeva una frase che oggi assume un significato ancora più profondo:

«È sempre la Varese che ho amato e amo».

Ed è proprio attraverso i suoi occhi che possiamo provare a rivederla.

Il carrettino che attraversava Varese

Mariarosa e suo fratello erano bambini e frequentavano l’asilo Comolli a Bosto.

Quando uscivano dall’asilo veniva a prenderli Pamelo, il “garzone” dei genitori.

Non arrivava in automobile.

Arrivava con un carrettino.

I bambini salivano e iniziava il viaggio verso il negozio di famiglia.

Un piccolo viaggio attraverso Varese che, tanti anni dopo, Mariarosa ricordava ancora con una frase bellissima nella sua semplicità: attraversavano la città “sgranando gli occhi”.

E davanti a quegli occhi passava un mondo.

Il negozio di vini della signora Gusmana.

La lavanderia Pulilampo.

Il ristorante familiare Croce Bianca.

L’edicola della Wanda.

Nomi che per molti varesini di oggi non significano più nulla, ma che per chi visse quegli anni erano punti di riferimento, incontri quotidiani, pezzi di città.

E poi c’era un profumo.

Quello Mariarosa non lo aveva dimenticato.

Era il profumo dei dolci del Motta, che arrivava fino a loro.

Basta questa immagine per capire quanto fosse diversa quella Varese: una città che poteva essere ricordata anche attraverso un odore.

La macchina nera del commendator Borghi

Nel negozio dei suoi genitori passavano tante persone.

Mariarosa ricordava in particolare una macchina nera che ogni tanto arrivava e si fermava.

Ne scendeva il commendator Borghi, che entrava per acquistare frutta e verdura.

Per la bambina era probabilmente soltanto quell’uomo importante che arrivava con la grande automobile nera. La vita avrebbe poi fatto incontrare nuovamente le loro strade e, raccontava Mariarosa, negli anni sarebbero diventati amici.

Sono piccoli particolari.

Eppure sono proprio questi particolari a rendere viva una città scomparsa.

Poi Varese cambiò

Come tutte le città, anche quella Varese cominciò lentamente a trasformarsi.

Mariarosa ricordava l’arrivo di Felice Rusconi.

Per Gianni e Lina, i suoi genitori, arrivò il momento di lasciare il negozio e trasferirsi in un locale vicino al Battistero.

Finiva un piccolo pezzo della loro vita.

E finiva anche un’immagine di Piazza Marsala.

Dove prima c’erano cassette di frutta e verdura, colori, persone che si fermavano a parlare e bambini che arrivavano sopra un carrettino, sarebbero comparsi altri simboli della città che cambiava: il Credito Italiano e la Standa.

Mariarosa descrisse ciò che era scomparso con parole che vale la pena conservare:

“un’allegoria di colori e di innocenti quanto bellissime condivisioni”.

Forse è questa la frase che racconta meglio tutto.

Perché non stava ricordando soltanto un negozio.

Stava ricordando un modo di vivere Varese.

La Varese che rimane

Oggi Mariarosa Lancini Costantini non c’è più.

E forse proprio per questo quelle parole scritte nell’agosto del 2015 sono diventate ancora più preziose.

Sono la voce di una bambina che, attraversando Varese sopra un carrettino, guardava il mondo con gli occhi spalancati.

Il negozio dei suoi genitori non c’è più.

Quel carrettino non passa più per le strade.

Molte di quelle insegne sono scomparse.

Sono cambiati i negozi, le automobili, i palazzi e il modo stesso di vivere la città.

Eppure, leggendo il suo racconto, per qualche minuto sembra quasi di poter tornare là.

In Piazza Marsala, nel 1954.

Davanti alle cassette di frutta e verdura di Gianni e Lina.

Pamelo sta arrivando con il carrettino.

Wanda è ancora nella sua edicola.

Da qualche parte si sente il profumo dei dolci del Motta.

E due bambini attraversano Varese sgranando gli occhi.

Mariarosa ci ha lasciato questo ricordo.

E noi oggi lo conserviamo.

Perché una città continua a vivere finché qualcuno ne ricorda le strade, le persone, i profumi e quelle piccole cose che nessun libro di storia avrebbe mai pensato di raccontare.

Questa era la sua Varese.
Ed è un po’ anche la nostra.

Da un ricordo di Mariarosa Lancini Costantini, agosto 2015. Rispondi a tutti Inoltra