Elezioni Varese 2027: tutti i nomi in corsa per Palazzo Estense

A Varese si voterà nella primavera del 2027 e, a pochi mesi dalle amministrative, di aspiranti sindaci ce ne sono parecchi. Di candidati ufficiali, invece, nemmeno uno. Almeno nelle principali coalizioni. Dopo dieci anni Davide Galimberti dovrà lasciare Palazzo Estense e per entrambe le coalizioni si apre una partita che ha molto a che fare con il passato, parecchio con gli equilibri del presente e, si spera, anche con il futuro della città.

Nel centrodestra ogni partito ha il suo nome, chi più forte e chi meno. Circolano quelli di Raffaele Cattaneo (Noi Moderati), Giuseppe Montalbetti (Fratelli d’Italia), Roberto Puricelli (Forza Italia) ed Emanuele Monti (Lega). Quest’ultimo, consigliere regionale della Lega, avrebbe il profilo per scendere in campo, ma non sembra intenzionato a farlo. E poi c’è Luca Marsico, l’outsider che sulla carta potrebbe rappresentare una sintesi tra le diverse anime della coalizione, ma che evidentemente non convince tutti.

Il problema, del resto, non è soltanto trovare qualcuno disposto a candidarsi. Bisogna mettere d’accordo i partiti, misurarne il peso e soprattutto non compromettere gli equilibri provinciali, perché la partita di Varese non si gioca soltanto a Palazzo Estense. E così, mentre ciascuno tiene sul tavolo le proprie carte, la scelta continua a slittare.

Nel centrosinistra la situazione è diversa, ma il risultato per ora è lo stesso. Il campo largo è stato costruito, undici sigle hanno aderito al progetto e il Partito Democratico resta il padrone di casa. Quando però si tratta di scegliere chi dovrà raccogliere l’eredità di Galimberti, l’ampiezza della coalizione rischia di diventare un problema.

Andrea Civati (PD) è uno dei nomi più naturali, anche se la sua candidatura non sembra capace, almeno per ora, di accendere grandi entusiasmi. C’è Samuele Astuti, consigliere regionale del PD, che potrebbe entrare in gioco se si decidesse di calare le carte più importanti: una sfida diretta con Emanuele Monti porterebbe a Varese un confronto tra due protagonisti della politica regionale.

E poi ci sono Ivana Perusin (Praticittà) e Stefano Malerba (Lavoriamo per Varese), entrambi fuori dal PD e rappresentanti di liste civiche nate in occasione delle elezioni, delle quali, tra una tornata elettorale e l’altra, si è sentito parlare decisamente meno. Quest’ultimo, peraltro, nel 2016 era stato inizialmente indicato come candidato sindaco del centrodestra, salvo poi presentarsi con una propria lista civica e, al ballottaggio, raggiungere un accordo con la sinistra. Un percorso che racconta come, in politica, a volte sia il vento a suggerire la direzione.

Il punto, per il centrosinistra, è proprio questo: il campo largo funziona finché si tratta di allargare il tavolo, ma quando bisogna scegliere chi siederà a capotavola il PD sarà disposto a cedere il posto? Oppure alla fine prevarrà la logica del partito più forte?
A meno che da una delle due coalizioni non spunti un candidato civico capace di mettere tutti d’accordo. Ma dovrebbe essere una figura di peso, conosciuta e credibile, non semplicemente un nome scelto per risolvere gli imbarazzi dei partiti.

Intanto Varese si prepara a chiudere un altro capitolo della propria storia. Nel 2016 Galimberti interruppe ventitré anni di amministrazioni leghiste, nel 2021 ottenne la riconferma. Nel 2027 si ripartirà senza di lui sulla scheda elettorale.
Di nomi, dunque, ce ne sono fin troppi. Quello che ancora manca è capire chi avrà davvero voglia di metterci la faccia e, soprattutto, quale idea di Varese porterà agli elettori. Perché tra cantieri, viabilità, quartieri e progetti ancora da completare, di cose di cui parlare ce ne sarebbero parecchie. Anche prima di trovare un candidato.