Da mercato medievale a grande vetrina del progresso: la lunga storia delle fiere di Varese

Da mercato medievale a grande vetrina del progresso: la lunga storia delle fiere di Varese
Per capire davvero Varese, bisogna partire dalle sue fiere. Prima ancora che diventasse città di villeggiatura, prima delle industrie e dei grandi alberghi, Varese era soprattutto un luogo di scambi. Fin dal Medioevo il borgo richiamava mercanti da Lombardia, Canton Ticino e Germania, grazie alla sua posizione strategica tra le valli e il lago. Le prime fiere documentate risalgono al XIV secolo: due appuntamenti annuali, uno in primavera e uno in estate, dedicati al bestiame, ai cereali, alle stoffe e alle merci che transitavano lungo la strada per Milano.
Col tempo le fiere divennero parte della città. Nel Settecento il mercato si ampliò ancora, consolidando Varese come punto nevralgico dei commerci del nord-ovest lombardo. Nel 1867 il sindaco Maffei ne riorganizzò la versione ottobrina, la “fiera dei bestiami e delle derrate”, mantenendo viva una tradizione che da secoli animava le vie della città.

Figura 1 – Struttura dell’Esposizione Regionale nel 1886


Il grande salto avvenne però tra Otto e Novecento, quando la fiera tradizionale si trasformò in esposizione moderna. L’edizione del 1886, allestita nei giardini del Palazzo Estense, segnò il nuovo corso: padiglioni eleganti, serre addobbate, mostre floricole, stand tessili e meccanici. Tra le attrazioni spiccava un Toboga d’acqua, una discesa folle che terminava nella fontana dei Giardini Estensi, precedendo di qualche decennio gli attuali parchi acquatici.

Figura 2 – Facciata dell’esposizione regionale del 1901. Sullo sfondo si riconosce il Bernascone

Quella formula raggiunse l’apice nel 1901, con l’Esposizione Regionale Varesina. Per tre mesi i giardini del Palazzo Estense diventarono una città nella città, con cupole lignee, padiglioni variopinti, ponticelli, luminarie, bande musicali e un fitto programma di eventi culturali e sportivi. L’inaugurazione, con il Duca degli Abruzzi divenne un episodio emblematico della Varese che stava nascendo, rispecchiando ambiziosa, elegante, aperta al mondo. L’affluenza fu tale da mettere in crisi le strutture ricettive, spingendo la città a dotarsi in pochi anni del Kursaal, di nuovi alberghi e dei futuri colossi del Sacro Monte e del Campo dei Fiori.

Figura 3 – Biglietto per il Toboga

Le fiere continuarono nel Novecento anche tra difficoltà, guerre, cambiamenti urbanistici e trasformazioni sociali. Negli anni Settanta, dopo una fase di stasi, Varese tornò a credere nella propria vocazione espositiva: nel 1978 nacque la “Fiera Città di Varese”, la cui prima edizione venne ospitata a fianco del Palazzetto, per poi passare a Piazzale Crispi per la seconda edizione ed infine si ospitò alla Schiranna, che ancora oggi la ospita
Negli anni Ottanta e Novanta la Fiera raggiunse uno dei suoi massimi splendori. Era un appuntamento atteso, una festa popolare che ogni settembre anima ancora oggi il lungolago con stand, espositori stranieri, ristoratori e intrattenimenti di ogni genere.

Figura 4 – Fiera di Varese 1993

Oggi, il ricordo delle esposizioni regionali ai Giardini Estensi sopravvive nelle fotografie d’epoca e nelle cronache entusiaste del 1886 e del 1901. Varese, prima ancora di diventare giardino d’Europa, capitale della villeggiatura o polo industriale, è stata e rimane un luogo che sa accogliere, creare scambi, sia di merce che di cultura. Un luogo che ha sempre saputo trasformare una semplice fiera in un evento capace di raccontare il suo tempo, e, anche in questo caso, come in tanti altri, di anticiparlo.

Samuele Corsalini