I racconti dell’Avvento: 12-13 dicembre – La notte di Santa Lucia

Castello Visconti di San Vito di Somma Lombardo. Foto di F. Tapellini

di Cesarina Briante

Tra leggenda e storia la magia dello Spirito del Natale


La notte tra il 12 e il 13 dicembre, si rinnova un rito antico: i bambini preparano fieno e carote per l’asinello di Santa Lucia, lasciando sul tavolo biscotti e latte. Al risveglio, trovano dolci e piccoli regali, segno che la Santa è passata.

La tradizione vuole che nessuno debba vederla: chi prova a spiarla rischia di ricevere cenere sugli occhi. La cenere, residuo del fuoco domestico, aveva una valenza magica: oscurava lo sguardo e cancellava la memoria, così i bambini dimenticavano di averla vista e il mistero restava intatto.

La cenere, che in molte località del Varesotto veniva definita Scendra, aveva un valore speciale: era il materiale che racchiudeva la forza e la storia della famiglia. Tutto ciò che contribuiva alla vita domestica, il fuoco per cucinare, scaldarsi, lavare e sopravvivere, e tutto ciò che era sacro: il ciocco del Solstizio, le fiamme che si traducevano in presagi per il tempo di fine ottobre, si trasformava in cenere, custode della memoria.

Il caminetto era il cuore della casa, e la canna fumaria collegava al cielo: da lì passavano i personaggi fantastici, dalla Befana alla Giubiana, trovando accesso non solo dalle serrature o dalle fessure delle vecchie case, ma anche dal camino. La pietra focaia, invece, era percepita come il passaggio al mondo sotterraneo, popolato da entità oscure, così come dovevano apparire agli occhi degli antichi le presenze dimoranti nell’anima del pianeta.

Nelle comunità contadine, i giorni tra Santa Lucia e Natale erano letti come calende, tempo di presagi: ogni giornata annunciava il clima e la sorte dei mesi futuri. Per rafforzare la speranza, si compivano gesti propiziatori: accendere candele o fuochi, come facevano gli antichi al solstizio, per richiamare la luce del sole e assicurarsi fertilità e prosperità.

“Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”

Il detto popolare che associa Santa Lucia al giorno più breve dell’anno risale al calendario giuliano, quando il 13 dicembre segnava il solstizio d’inverno. Anche dopo il passaggio al calendario gregoriano, che ha spostato il solstizio al 21 dicembre, la memoria popolare ha mantenuto viva questa data.

La tradizione dei doni si lega anche alla cura dei bambini malati agli occhi. A Verona, nel XIII secolo, un’epidemia spinse la popolazione a organizzare un pellegrinaggio alla chiesa di Sant’Agnese. Per convincere i piccoli a uscire nel gelo, i genitori promisero che la Santa avrebbe portato loro doni. Da allora, la promessa si trasformò in rito, e i regali divennero parte integrante della festa.
In altri paesi, come la Svezia, la festa assume forme diverse: le ragazze vestite di bianco portano una corona di candele sul capo, simbolo della luce che rischiara la notte. La leggenda racconta che Lucia indossava le candele per avere le mani libere e portare cibo ai bisognosi.

Oggi, tra modernità e tradizione, la festa di Santa Lucia rimane un momento di gioia: un rito che custodisce la magia dell’infanzia e la forza della comunità, nel segno della luce che ritorna.


Calendario giuliano e gregoriano Gregorian calendar reform – Encyclopaedia Britannica https://www.britannica.com/topic/Gregorian-calendar
Santa Lucia – Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Culto di Giunone Lucina”, in romanoimpero.com
Conosci l’Italia, Volume XI, Touring Club Italiano, Milano, 1967.
I testi sono stati consultati il 10/12/2025