di Fausto Bonoldi
Una targa sulla parete frontale ricorda che l’edificio all’angolo tra la via Sacco e la via Bernascone è stato
costruito nel luogo in cui sorgeva la casa natale di Luigi Sacco, il pioniere della vaccinazione antivaiolosa a cui Milano, che ne omaggia la memoria nel Famedio del Cimitero Monumentale, ha intitolato uno degli
ospedali più importanti, il policlinico “Luigi Sacco”.
Il nostro concittadino, medico di fama mondiale, al quale Varese ha intitolato la via su cui s’affaccia il Palazzo Estense, nacque nell’edificio, in seguito ceduto dalla famiglia Sacco a Gaspare Ghirlanda, il 9 marzo del 1769. Nell’elegante palazzo vide la luce, nel 1873, un altro illustre medico varesino, Eugenio Medea, allievo del primo Premio Nobel italiano, Camillo Golgi, varesino… per parte di moglie, la signora Lina Aletti.
Il pregio del palazzo, i due lieti eventi che lo nobilitarono e soprattutto il fatto che la Casa Ghirlanda s’affacciasse sulla via intitolata a Luigi Sacco non crearono scrupoli negli amministratori civici che ne autorizzarono la demolizione per consentire l’edificazione della nuova sede della Banca d’Italia.

Progettato da Ignazio Gardella, uno dei più quotati architetti italiani del Novecento, l’edificio fu costruito tra il 1962 e il 1966 e inaugurato nel 1967. Ironia della sorte, mezzo secolo dopo la Banca d’Italia ridimensionata ha chiuso la filiale varesina, lasciando la sede inutilizzata.

Ora ci domandiamo perché, dopo tanti anni, non si pone mano al progetto già da qualcuno avanzato, di destinare l’edificio progettato da un signor architetto, oltre che ingegnere e designer quale era Ignazio Gardella, scomparso sul finire del secondo millennio, alla sede dei non molti uffici comunali ospitati dal Palazzo Estense che sorge a fianco della sede dismessa dalla Banca d’Italia.
In tal modo la Corte, se non proprio la reggia, voluta da Francesco III d’Este potrebbe essere destinata, oltre che alle sedute del Consiglio comunale e della Giunta e ad eventi culturali, alle visite di turisti italiani e stranieri che vengono nella nostra città anche per ammirare il palazzo che l’ingegner Giuseppe Antonio Bianchi progettò ispirandosi alla reggia asburgica di Schönbrunn.
