Cinema Vittoria: simbolo di un’anima che non è in vendita

di Silvia Larizza

Nel centro di Varese c’è un luogo che, nonostante il silenzio e le luci spente, continua a raccontare la storia della città: il Cinema Vittoria. Inaugurato nel 1917, in piena Prima guerra mondiale, è stato per quasi un secolo uno dei principali punti di riferimento culturali varesini, molto più di una semplice sala cinematografica.

Con la sua facciata in stile Liberty e l’atmosfera solenne, il Vittoria ha accompagnato generazioni di spettatori, attraversando tutte le trasformazioni del cinema: dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore. È stato il luogo delle prime uscite in autonomia, degli appuntamenti, delle domeniche in famiglia. Un punto d’incontro capace di unire età e classi sociali davanti allo stesso schermo.


Durante gli anni della guerra e della ricostruzione il cinema ha rappresentato anche un rifugio, mentre tra gli anni Cinquanta e Sessanta ha vissuto la sua stagione più felice, diventando parte integrante della vita cittadina. Poi, come molte altre sale storiche italiane, ha dovuto fare i conti con i cambiamenti delle abitudini e con l’arrivo di nuove forme di intrattenimento. Nel 2006 la chiusura definitiva.

Da allora il Cinema Vittoria è rimasto chiuso, sospeso nel tempo.
Un edificio che oggi pone una domanda inevitabile: che cosa fare della memoria collettiva?
A mantenere vivo il racconto di questo luogo è anche Veronica Casnati, figlia dei proprietari, che attraverso la sua associazione continua a difendere il valore culturale della sala e a immaginarne una nuova possibile funzione.


Il Vittoria non proietta più film, ma continua a interrogare la città sul valore della cultura e degli spazi condivisi. Perché un cinema può essere messo sul mercato, ma la sua anima – fatta di storie, persone e ricordi – non è in vendita.