La notte delle quattro candele: da Odino a Babbo Natale

di Cesarina Briante

Era una notte buia, e la tempesta di neve imperversava tra i rami del bosco. In una capanna ai margini della foresta, alcuni fratellini tremavano: sapevano che il Dio Odino cavalcava proprio in quella notte, guidando la sua caccia selvaggia. Tutto era buio, e soltanto le fiamme del camino rischiaravano la stanza.

Le candele erano poche: per la povera gente erano un lusso da usare con parsimonia.
Eppure i piccoli vollero accenderne una, per far strada al Dio che tante volte aveva vegliato su di loro, proteggendoli dai lupi e riportando a casa sani e salvi il nonno e il padre.
Il capofamiglia acconsentì: le candele dovevano essere quattro, una per ogni lato della casa, così che da qualsiasi direzione Odino fosse giunto avrebbe visto la luce alla finestra. I bambini riempirono i loro stivaletti di fieno, e accanto posero un po’ di pane e del vino.

Andarono a dormire, e al mattino le calzature erano colme di doni.
Odino, commosso da tanta gratitudine, aveva lasciato loro piccoli tesori. Sì, lui era il Dio della Guerra, ma anche della Sapienza e della Saggezza: e un pensiero tanto gentile meritava un premio.
Col tempo, la sua figura si intrecciò con quella di San Nicola, il vescovo cristiano che portava doni ai poveri e ai bambini. Nacque così l’immagine che oggi conosciamo come Babbo Natale: viaggiatore celeste, portatore di doni, custode di speranza.

Nel Novecento, la sua figura fu resa universale anche grazie alla forza della pubblicità: campagne di prodotti di largo consumo fissarono l’immagine del Babbo Natale vestito di rosso, sorridente e benevolo, che ancora oggi accompagna le feste.

La tradizione della corona d’Avvento risale al 1839, quando Johann Hinrich Wichern, pastore luterano di Amburgo, ne realizzò una con un gran cerchio di legno e 24 candele. Col tempo, la corona si ridusse alle quattro candele, una per ogni domenica di Avvento.
Wikipedia – Corona d’Avvento