di Carla Tocchetti
«Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.» (Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, 1951)
La genesi di una biblioteca di territorio comincia quasi sempre da una persona, prima ancora che da uno spazio. Nel caso della Biblioteca di Materia, quella persona è Ferdinando Giaquinto, lo storico libraio varesino della Croci di via Como, da tempo definitivamente chiusa. Terminata l’esperienza in negozio, Ferdinando ha ridisegnato il senso del servizio pubblico nello spazio di Castronno. Un ambiente che profuma di casa e di tempo per sé, dove possiamo trovarlo chino su edizioni dai colori seppiati o leggermente sbiaditi, a sfiorare con le mani ad uno a uno quei libri consumati, ognuno con il suo percorso di arrivo.
Sì, perché, la Biblioteca di Materia è costruita attraverso donazioni spontanee e sotto la guida di Ferdinando è in continuo divenire, un organismo pulsante, che cresce nel tempo grazie a gesti individuali che diventano patrimonio collettivo.
Parlare della sua nascita è importante. La Biblioteca di Materia sa di antico come per certi versi le biblioteche viaggianti che le lombardissime signore Ponti, di educazione mazziniana, crearono cento anni fa per portare le basi dell’apprendimento in territori dimenticati (e soprattutto alle donne). Un progetto culturale che sembrerebbe controcorrente, superato, nell’epoca del tutto virtuale, e invece questa biblioteca di territorio affronta con stile le sfide della modernità.
Ferdinando ha iniziato a lavorare al progetto della Biblioteca esattamente un anno fa coinvolgendo donatori e il gruppo di Varesenews che ha accolto l’idea. Oggi con oltre duemila titoli sugli scaffali, è nato anche un programma radiofonico, sempre condotto da Ferdinando. Un’estensione naturale della biblioteca, dove grazie agli autori i libri e le tematiche si trasformano in racconto e condivisione orale.
La Biblioteca di Materia non è solo un luogo di conservazione, ma una vera e propria piazzetta del sapere condiviso. Qui si viene per consultare (il prestito non è previsto), e magari anche per confrontarsi. È uno spazio accogliente, dove si può accedere gratuitamente, dove la curiosità per la conoscenza diventa possibilità di relazione con altri simili a noi.
Se la biblioteca di territorio è la memoria viva di una comunità, quella di Materia riflette profondamente chi sono i donatori: persone che hanno scelto di non separarsi da alcune edizioni particolari — volumi pregiati che un tempo le banche realizzavano come strenna, pubblicazioni d’arte, romanzi e libri in edizioni originali, custodite con affetto da decenni — per trasmettere ad altri il privilegio dell’accesso. È un atto di fiducia verso la collettività e verso il futuro: donare un libro, qui, non è liberarsene, ma moltiplicarne il valore.
I frequentatori della Biblioteca di Materia, secondo Ferdinando Giaquinto, sono appassionati di saggistica, studenti che preparano tesi e tesine, ricercatori abituati a spazzolare archivi, o anche semplici curiosi. Un’attenzione particolare è rivolta ai libri sul territorio, che permettono una consultazione approfondita spesso impossibile online, dove il copyright limita l’accesso o frammenta i contenuti. Edizioni rare, materiali fuori catalogo, conoscenze che rischierebbero di andare perdute trovano qui una seconda vita. Un bagaglio di sapere che, senza luoghi come questo, sarebbe destinato a disperdersi.
E non mancano le contraddizioni. C’è anche chi si appropria dei libri, portandoli via senza restituirli. Un gesto che segnala una mancanza di rispetto, certo, ma che racconta anche altro: il libro come oggetto del desiderio, come bene prezioso, ancora capace di generare attrazione e bisogno. In fondo, anche questo è un segno del valore di ciò che la biblioteca custodisce.
La Biblioteca di Materia nasce così: da un uomo e una visione, da scaffali che si riempiono lentamente, da voci che si intrecciano. Come un granaio contemporaneo, accumula riserve contro
l’inverno dello spirito. L’augurio è che questo granaio continui a riempirsi, che altri scaffali trovino spazio, che altre voci si aggiungano a quella di Ferdinando. E soprattutto che il progetto si moltiplichi: non come copia, ma come ispirazione. Che altre biblioteche di territorio nascano da mani rispettose e pagine vissute, e dalla stessa ostinata fiducia nella condivisione della conoscenza.