di Liborio Rinaldi
Nel 1909 Ignazio Giorgio Manzi ricevette in eredità dal padre Vittorio la grande villa che dal 1700 era utilizzata come soggiorno estivo dalla famiglia Manzi-Fé, di cui era l’ultimo rampollo, e la mise subito in vendita.
Nel 1910 Piero Puricelli sposò la ventitreenne Antonietta Tosi: nello stesso anno nacque il figlio unigenito Franco. La villa di Castronno di via Sacro Monte, ove abitava con la famiglia del fratello Giovanni, gli stava stretta e allora nel 1911 acquistò dal Manzi la villa di Lomnago.
Puricelli si accorse subito di essere andato a vivere nella classica cattedrale nel deserto: il paese di Lomnago si riduceva alla villa e a poche cascine, ma questo non era in definitiva un problema, perché l’abitato sarebbe cresciuto con l’aumentare delle esigenze della villa e dei suoi numerosi terreni da coltivare. Il vero problema era la viabilità, che nei secoli era passata da un sentiero che collegava ogni cascina, attraversando tutti i paesi, ad una mulattiera e poi ad una carrareccia, ma sempre sullo stesso percorso tortuoso, lungo e accidentato.
Puricelli aveva un’automobile e la necessità di raggiungere velocemente Azzate, ove c’era la tranvia per Varese, e Gazzada, da dove si poteva raggiungere in treno Milano, ove in corso Monforte aveva sede la sua ditta.
Ebbe allora un’idea che oggi sembra banale, ovvia, ma che allora era da visionari: costruire una strada diritta, senza curve, senza saliscendi, che saltasse i paesi per essere veloce, percorrendo la quale non si forasse.

Nacque così nel 1921 su un tracciato nuovo la Lomnago-Azzate, prima strada bitumata d’Italia, da percorrere in una manciata di minuti; fu questa la prova generale per la realizzazione nel 1924 dell’Autolaghi, la prima autostrada per sole automobili a pedaggio nel mondo, realizzata con gli stessi criteri, diritta, in piano, senza incroci e bitumata.
C’era però un problema. Puricelli era un “ingegnieur”, poiché s’era laureato a 22 anni presso il Politecnico Federale di Zurigo e il titolo non era (e non è) riconosciuto in Italia, con la conseguenza di non potersi iscrivere all’albo professionale degli ingegneri e quindi di non poter sottoscrivere i progetti; superò però l’ostacolo rivolgendosi a due noti professionisti di Varese per avere la loro firma sul progetto da lui ideato, progettato, realizzato e interamente finanziato (135.000 lire).
Il primo professionista fu il ragionier Redaelli, stimato professionista e benestante, chiamato per avallare tutta la contabilità e sbrigare la burocrazia, per la quale Puricelli aveva una vera idiosincrasia; molto munifico e benefattore dell’ospedale, tuttora un ritratto di Redaelli eseguito da Federico Gariboldi si trova presso la quadreria della A.S.S.T. dei Sette Laghi. Il progetto fu invece sottoscritto dall’ingegner Pozzi. Costui aveva costruito nel 1907 a Varese, per suo uso personale, una villa (tuttora esistente in via Dante Alighieri) con una struttura ottocentesca, introducendo però elementi liberty quali il bovindo e alcune decorazioni floreali.

Puricelli si scontrò con lo stesso problema della firma nella realizzazione dell’autodromo di Monza nel 1922 e della stessa Autolaghi nel 1923-1924; si superò questo spiacevole problema nel 1927 con il conferimento da parte del Politecnico di Milano della laurea honoris causa; con una forzatura, data la sua attività preesistente e il suo indubbio prestigio, poté essere iscritto all’albo degli ingegneri.
“A tutto c’è rimedio, tranne la morte” diceva saggiamente mia nonna.
L’argomento e le fotografie sono tratte dal libro “Lomnago 1921-1924 INIZIA IL FUTURO” editore Macchione. Riproduzione vietata. Per info: liborio.rinaldi@gmail.com