di Fausto Bonoldi
Questo pomeriggio, lunedì 5 gennaio, alle 18, nella sala giunta di Palazzo Estense, si terrà la conferenza di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) richiesta da tutti i gruppi consiliari, con un documento unitario, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale del 2025 allo scopo di valutare la richiesta della Camera di commercio di poter costruire un albergo sul colle di Biumo e ciò allo scopo di valorizzare il colle nobile di Varese che ospita le Ville Ponti, sede congressuale della Camera di commercio, e la Villa Panza, scrigno di arte contemporanea del Fondo per l’ambiente italiano (Fai).
La riunione odierna, a cui parteciperanno, con la Camera di commercio e il Fai, associazioni di categoria e ambientaliste, ha lo scopo di valutare la possibilità di conciliare la costruzione di un albergo con il “consumo di suolo zero” previsto dal nuovo Piano di governo del territorio del Comune di Varese, che mira alla rigenerazione urbana con la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente senza estendere le costruzioni a discapito del verde resisistente, una linea d’azione su cui concordano, con gli ambientalisti, tutti i gruppi presenti in Consiglio comunale.
Il primo progetto di un albergo a Biumo Superiore risale al 2003, quando il Comune e la Camera di commercio si accordarono per costruire un albergo entro il 2007 ma il progetto che, va detto, comportava la riduzione dell’ampio parco delle Ville Ponti “disegnato” da Giuseppe Balzaretto, non andò mai in porto, al pari di tutti i successivi tentativi. Chi scrive ricorda la tenace opposizione del vecchio amico architetto Guglielmo Mozzoni, proprietario della splendida Villa delle Quaranta Colonne, in cui veniva a villeggiare con la consorte, Giulia Maria Crespi, la “zarina”, ultima proprietaria fisica del Corriere della Sera e fondatrice del Fai.
Il progetto di un albergo sul colle di Biumo è tornato al centro del dibattito nelle scorse settimane, quando la Camera di commercio, guidata dal presidente Mauro Vitiello, insieme con altre associazioni imprenditoriali del territorio ha proposto la realizzazione di una struttura alberghiera di alto profilo, con dimensioni contenute e in armonia con il contesto storico e naturalistico.
Se il mondo economico sottolinea la necessità di una struttura ricettiva di qualità per valorizzare il patrimonio culturale e congressuale dell’area, Legambiente si dice preoccupata del possibile consumo di suolo a discapito della tutela del patrimonio naturalistico del colle.
Esposti i termini della questione e le varie posizioni ci permettiamo di suggerire la proposta di una soluzione che darebbe al colle di Biumo una struttura ricettiva volta a valorizzare l’attrattività dell’acropoli varesina con un consumo di suolo pari a zero o quasi.
La nostra idea è quella di ristrutturare le Sellerie poste accanto all’ingresso del parco con il necessario aumento di volumetria mantenendo, se possibile, il pregevole aspetto architettonico del complesso. Non crediamo che gli amici della Sovrintendenza possano opporsi alla modifica di un complesso edilizio che è solo l’ultima edificazione del terreno oggi parte del centro congressi della Camera di commercio.
Nella seconda metà del Seicento i Carmelitani vi edificarono il loro convento unendo tre fondi di Antonio Biumi, di Pietro Francesco Biumi e di Giovanni Pietro Zeni. Quando il convento fu soppresso, la proprietà immobiliare fu acquisita da Luigi De Cristoforis, il quale commissionò all’architetto Leopoldo Pollack la trasformazione del complesso religioso in villa padronale. Mezzo secolo dopo però la Villa De Cristoforis fu a sua volta fatta demolire dal nuovo proprietario, il marchese Andrea Ponti. Del convento dei Carmelitani resta il muraglione che ancora fiancheggia la via Biumi.
Nel complesso conventuale fu edificata, tra il 1687 e la fine del secolo, la chiesa di Santa Teresa, che sorgeva nel luogo in cui oggi si apre il cancello del Centro congressi di Ville Ponti con la facciata rivolta verso piazza Litta e di cui Nicolò Sormani, dottore e prefetto, dal 1751, della Biblioteca Ambrosiana, scrisse che per “per vedere questa sola, Varese merita di esser veduto”.