di Valentina Fumagalli
Il Politeama nasce all’inizio del Novecento come risposta a un bisogno molto concreto: offrire a Varese un luogo di spettacolo più accessibile e meno formale rispetto ai teatri tradizionali. Viene realizzato nel 1910 dalla Società dei Palchettisti, ma con una vocazione diversa dal Teatro Sociale: qui la cultura deve mescolarsi alla vita quotidiana.
Non a caso, il Politeama non nasce solo come teatro. Le cronache ricordano una struttura polifunzionale: sala da ballo, palco, caffè, persino un giardino. Un luogo dove si andava non solo per assistere a uno spettacolo, ma per stare. In una Varese che cresce e si modernizza, il Politeama diventa rapidamente un’abitudine urbana.
La posizione è decisiva. Piazza XX Settembre non è una piazza monumentale, ma uno snodo: traffico, mercato, passaggi continui. Il Politeama si inserisce qui come un attrattore naturale. Non è un tempio isolato, ma un edificio che vive della città che gli scorre intorno.
Questa origine “popolare” torna utile oggi, quando si parla di trasformarlo nel nuovo teatro cittadino. Ma il confronto con il passato introduce subito una differenza cruciale: il nuovo Politeama sarà più piccolo rispetto alla grande sala che per decenni ha accolto migliaia di spettatori come cinema e luogo di massa. È un ritorno alle origini, forse, ma con una scala ridotta che cambia il peso culturale dell’edificio.