L’11 gennaio 1944, Edda riuscì a fuggire dalla clinica “La Ramiola” di Parma e pernottò sotto falso nome all’albergo “La Madonnina” di Cantello (Varese)
Il 25 luglio 1943, ore 2.30 del mattino, nella sala del Gran Consiglio del Fascismo, massimo organo collegiale del regime, si consuma uno degli snodi decisivi della storia italiana del Novecento. Dopo ore di discussione, viene messo ai voti l’ordine del giorno presentato da Dino Grandi, che di fatto esprime la sfiducia a Benito Mussolini. L’atto, approvato a maggioranza, apre la strada alla destituzione del Duce, al suo arresto e alla nomina del maresciallo Pietro Badoglio a capo del governo.
Tra coloro che votarono quell’ordine del giorno vi fu Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri e genero di Mussolini. Una scelta che avrebbe segnato per sempre il destino suo e della moglie Edda Mussolini, figura complessa, tragica e controversa della storia italiana.
Edda Ciano, contessa di Cortellazzo e Buccari (Forlì, 1º settembre 1910 – Roma, 8 aprile 1995), primogenita del Duce e di Rachele Guidi, aveva sposato Galeazzo Ciano il 24 aprile 1930. Dal matrimonio nacquero tre figli: Fabrizio (1931–2008), Raimonda (1933–1998) e Marzio (1937–1974).
Dopo il 25 luglio 1943, la situazione dei Ciano divenne drammatica. Accusati di tradimento dalla nascente Repubblica Sociale Italiana, furono sorvegliati e poi arrestati. Edda tentò disperatamente di salvare il marito offrendo come merce di scambio i celebri Diari di Galeazzo Ciano, documento di straordinario valore politico e storico.
Alla vigilia della fucilazione di Galeazzo Ciano, avvenuta l’11 gennaio 1944, Edda riuscì a fuggire dalla clinica “La Ramiola” di Parma. In quei giorni concitati, pernottò sotto falso nome all’albergo “La Madonnina” di Cantello (Varese): un passaggio silenzioso e poco noto che lega il dramma della famiglia Mussolini-Ciano al nostro territorio.
Il 9 gennaio 1944 Edda varcò clandestinamente il confine svizzero a Stabio, presentandosi infine con il proprio nome e ottenendo asilo. Ospitata inizialmente nel convento di Neggio, venne poi espulsa e successivamente confinata a Lipari. Solo grazie all’amnistia Togliatti poté tornare in libertà.
Gli ultimi anni della sua vita li trascorse tra Roma e Capri. Morì l’8 aprile 1995 ed è sepolta a Livorno, accanto al marito.
Una vicenda che intreccia grande storia nazionale e memoria locale, ricordandoci come anche luoghi apparentemente marginali possano diventare teatro di eventi decisivi.