di Carla Tocchetti
Ha chiuso per sempre gli occhi sulla sua “Varese” a 82 anni, Pietro Macchione, colonna portante dei suoi
ambienti culturali. E oggi la città è un po’ più triste, perché quello sguardo da “cinese”, sorridente e ironico, puntato argutamente da decenni su fasti e piccolezze cittadine, ha letteralmente salvato dall’oblio la nostra storia recente. Conosciutissimo come editore, Macchione era stato per lungo tempo anche docente, studioso, fine ricercatore, scrittore e estensore di antologie di ampio respiro sul Novecento varesino.
La sua passione per l’editoria era figlia di un impegno civile di matrice comunista, che lo aveva avviato alla carriera politica fino ai ranghi di Assessore negli anni 90, e che gli aveva reso amica mezza città – l’altra mezza tornò ad essergli amica solo quando quella tessera Macchione la restituì senza più appartenere ad alcun partito. Non si scrollò mai di dosso neppure l’etichetta di “terrone” emigrato dalla Calabria agli inizi degli anni ’60. Ma Macchione, spalle larghe fin da giovanissimo, era caparbio e amante delle sfide: si era subito rimboccato le maniche facendosi benvolere nelle istituzioni e nelle accademie e introducendosi nei salotti che contano, semplicemente raccontando la storia varesina ai varesini.
Ben presto dimostrò di essere vincente con la forza del merito, senza appoggi, e mettendoci spesso del
proprio – anche se i riconoscimenti a volte arrivavano (se arrivavano) a denti stretti. Un successo poggiato su due grandi intuizioni: primo, che la città, la sua storia, il territorio, sono patrimonio di tutti, scrigno vastissimo che attende solo di essere restituito ai tantissimi che ne cercano la particolarità e la bellezza. Secondo, che tra le persone innamorate di questi argomenti spuntano talvolta superesperti di qualche nicchia, persone normali a cui non importa di pubblicare passando dal via di qualche consorzio, tessera o cartellino, ma sono disposti a farlo per passione, per il gusto di trasmettere conoscenza. Se oggi alcuni capitoli fondamentali della storia di Varese sono stati portati alla luce, ricomponendo con spessore e sfaccettature la storia di fatto “breve” di Varese, è proprio grazie al catalogo storico Macchione fittissimo di tante voci diverse e preziose.
Gentiluomo di poche parole e dalla battuta facile, Macchione aveva rapporti con i potenti di turno, ne
conosceva in anteprima i retroscena più succosi, i pregi e difetti; ma sceglieva sempre di non calcare la
mano, restando sempre modestamente in secondo piano, perché in fondo il tempo è un gran signore.
“Ci vediamo di persona alla Caffettiera” diceva a noi, popolo di Macchione, nutrita schiera dei suoi Autori, pronto a dedicare il suo preziosissimo tempo e un caffè. Ascoltava, memorizzava, collegava, suggeriva letture, passava in rassegna il suo catalogo per capire se ci fosse spazio per una nuova pubblicazione. Infine, se vi era un talento, offriva a tutti una possibilità. Delle persone lo affascinava soprattutto quel capitale umano che può accendere i riflettori su una storia – o farla restare nell’oblio.
Aggredito in questi ultimi anni dalla crisi dell’editoria cartacea, che con i suoi meccanismi malefici erode gli sforzi dei piccoli imprenditori, Pietro Macchione lavorava praticamente da solo, mettendo tutto sè stesso nel processo di pubblicazione. La giornata non gli bastava mai, a volte pranzava alle ore più impossibili e doveva rinunciare alla passeggiata ordinatagli dal dottore, perché tutto il giorno aveva vagliato inediti, corretto bozze a volte integrandole, studiando il taglio da dare alla pubblicazione. Concepiva le copertine, trovava i titoli, dialogava con i fidi stampatori calabresi, sollecitava, provvedeva al ritiro degli stampati e alla spedizione delle copie. Ogni santo giorno, senza mai potersi fermare, senza mai potersi concedere una pausa. Perché dietro l’angolo ci sono le mille vicissitudini che mettono in ginocchio anche chi è dotato della migliore volontà – dall’allagamento del magazzino, alle non sempre evitabili vicissitudini giuridiche, alle trasformazioni societarie, alle giravolte della evoluzione tecnologica, alle infide tenaglie della burocrazia amministrativa.
Oggi che il grande cuore di Macchione si è fermato, comprendiamo che con lui si chiude definitivamente un’epoca. E guardiamo con apprensione alla metamorfosi con cui è chiamato confrontarsi chi tenta di difendere la storia della città di Varese.