Il ricordo del direttore Fausto Bonoldi
L’ultimo libro che ha pubblicato, prima di essere ricoverato all’ospedale di Niguarda, è la monumentale antologia dei disegni e degli scritti di satira di Gaspare Morgione, il mio, e non solo mio, maestro di giornalismo.
D’altronde Pietro Macchione, cosentino di nascita con mamma siciliana, dopo la laurea alla Sapienza di Roma aveva scelto Varese per esercitare la professione di insegnante e a Varese, nella nostra Prealpina, scoprì la sua vocazione di scrittore di storia che mise a frutto grazie al direttore del tempo Mario Lodi, al suo vice Nino Miglierina e al direttore della Prealpina del lunedì Lorenzo Morcelli. Nel lavoro per il quotidiano di via Tamagno maturarono, per esempio, le sue storie dell’Aeronautica Macchi e del Teatro Sociale.
Pietro Macchione, varesino d’adozione, adottò Varese di cui è divenuto l’editore dei narratori e degli storici, il solo dopo l’abbandono della Lativa dei Redaelli. Il suo amore per Varese Pietro lo dimostrò anche nell’amministrazione del Comune quando, dopo il terremoto di Mani Pulite, fu chiamato a ricoprire l’incarico di assessore all’Urbanistica nella cui veste promosse la redazione di un Piano regolatore che per la prima volta mise in primo piano le esigenze delle castellanze e dei rioni. Dopo quell’esperienza politica, Macchione si dedicò principalmente all’editoria e ci è sempre sembrato strano che nessuno a Palazzo Estense abbia pensato di assegnare la “Martinella del Broletto”, l’onorificenza cittadina, a un calabrese che ha amato e servito Varese più di tanti varesini.
