Fabio Mondora, una vita al servizio dello Stato: Varese e il dovere della memoria

VARESE – Il 26 ottobre 1965 nasceva Fabio Mondora, Vice Questore della Polizia di Stato, scomparso prematuramente il 22 gennaio 2022. A distanza di anni, il suo nome continua a vivere non solo nei ricordi di chi lo ha conosciuto e stimato, ma anche nello spazio urbano della città di Varese, che ha scelto di legarlo in modo permanente a uno dei suoi luoghi istituzionali più significativi.
Un nome inciso nella città.

L’11 novembre 2022 Varese ha reso un omaggio solenne e carico di significato: l’intitolazione del piazzale antistante la Prefettura e la Provincia a Largo Fabio Mondora. Un gesto che va oltre la cerimonia formale e che rientra pienamente in quella “topografia della memoria” attraverso cui una comunità riconosce i propri servitori più autentici.

Alla presenza del Capo della Polizia Lamberto Giannini e del Questore di Varese Michele Morelli, è stata scoperta la targa che da allora restituisce ogni giorno il nome di Fabio Mondora a cittadini, passanti, operatori delle istituzioni. Un luogo pubblico, aperto, vissuto: esattamente il tipo di spazio che meglio rappresenta una vita spesa al servizio della collettività.

Durante la cerimonia, il ricordo si è fatto parola. «Nel nome di un collega appassionato e serio – ha sottolineato Morelli – il cui ricordo resterà per sempre con noi». Parole semplici, ma dense, che restituiscono il profilo umano prima ancora che professionale di Mondora. A queste si sono aggiunte quelle del Capo della Polizia Giannini, che ne ha ricordato «le grandi doti umane e professionali, l’umiltà e la determinazione», qualità che nel lavoro quotidiano delle forze dell’ordine non sono mai accessorie.

Le istituzioni e il valore del servizio
La partecipazione delle autorità civili e militari ha confermato la portata istituzionale dell’evento: il Prefetto Salvatore Rosario Pasquariello, il Presidente della Provincia Emanuele Antonelli, il Sindaco di Varese Davide Galimberti, il Presidente della Regione Attilio Fontana, la deputata Maria Chiara Gadda e i consiglieri regionali Samuele Astuti ed Emanuele Monti.

In quell’occasione il Sindaco Galimberti ha consegnato a Giannini la Martinella del Broletto, uno dei simboli civici più antichi della città, come segno di riconoscenza per l’operato della Polizia di Stato durante l’emergenza pandemica. Un momento che ha legato idealmente la memoria di Mondora a uno dei passaggi più delicati della storia recente, sottolineando il ruolo silenzioso ma decisivo delle istituzioni nei momenti di crisi.

La giornata è stata arricchita anche dall’apertura straordinaria della Questura, con la presentazione della mostra “L’arte svelata nel palazzo della Questura di Varese”, realizzata in collaborazione con il Comune e l’associazione VareseVive: un segno di dialogo tra istituzioni e cittadinanza, nel solco di quella visione aperta e concreta che ha sempre caratterizzato il lavoro di Mondora.
Una carriera costruita sul campo.

Ripercorrere la biografia professionale di Fabio Mondora significa attraversare alcuni dei nodi più sensibili della sicurezza pubblica italiana degli ultimi decenni. Dopo circa dieci anni tra la Frontiera di Luino e la Squadra Mobile, dove ha guidato la sezione narcotici, Mondora è stato assegnato all’Ufficio Immigrazione della Questura di Milano, uno degli snodi più complessi e strategici del sistema.

Il suo percorso lo ha poi portato a Lecco, a Varese (in Digos), nuovamente a Milano – dove ha operato nella DIA durante Expo 2015, uno dei momenti di massima esposizione internazionale del Paese – quindi a Gallarate, Torino e infine alla Divisione Anticrimine. Un curriculum che racconta non solo competenza e affidabilità, ma anche la capacità di adattarsi a contesti diversi, spesso difficili, mantenendo sempre un profilo di assoluto rigore.

La memoria come responsabilità civile
Intitolare una strada, un largo, un piazzale non è mai un atto neutro. Significa scegliere cosa – e chi – una città vuole ricordare, quali valori intende trasmettere alle generazioni future. Nel caso di Fabio Mondora, Varese ha scelto di ricordare il senso del dovere, la discrezione, la professionalità silenziosa di chi lavora lontano dai riflettori, ma incide profondamente sulla vita collettiva.

Largo Fabio Mondora non è solo un luogo fisico: è un segno. Un richiamo quotidiano alla responsabilità del servizio pubblico e alla gratitudine che una comunità deve a chi l’ha servita con onestà e dedizione. Ed è anche questo, in fondo, il compito della memoria: non celebrare, ma custodire.