Le sfide dell’intelligenza artificiale sui social

la foto dell’inaugurazione di VareSempre sotto la neve è ottenuta con l'intelligenza artificiale (Meta AI) . Quel giorno a Varese non nevicava!

Negli ultimi mesi sui social circolano sempre più spesso vecchie fotografie che prendono vita, con persone e mezzi d’epoca che si muovono. Anche sul La Varese Nascosta, promotrice della memoria collettiva e della storia locale, questi video ricorrono sempre più spesso: ci emozionano, ci fanno sentire il passato vicinissimo, affiorano tanti ricordi.

Tuttavia, che cosa stiamo davvero guardando? Non un documento storico, un’immagine che immortala per sempre quell’istante, ma la sua manipolazione prodotta da una AI (Artificial Intelligence, intelligenza artificiale). Anche se molti dichiarano di non volersi far contagiare, il fenomeno AI è già qui, insinuato ovunque nelle nostre bacheche. E dopo la prima sorpresa, dopo la fascinazione, arriva il dubbio: ma allora tutto potrebbe essere falso! E’ solo la punta dell’iceberg: non una questione tecnica, ma di verità.

Se questo vale per le immagini, vale ancora di più per i testi. Per chi produce contenuti per il web, prima dell’arrivo di Chat GPT, Gemini e altri, scrivere significava produrre direttamente contenuti trasferendo in questo processo tutta la propria personalità, mettendoci la faccia, consapevoli dell’importanza di chi leggerà.

Oggi l’AI è diventata una tentazione irresistibile, complice il fatto che è disponibile gratuitamente. Con un semplicissimo prompt (richiesta), in un lampo si ottiene un testo senza errori, in un italiano di medio livello, ben costruito anche se spesso impostato schematicamente come tanti altri; sintassi e tono di voce sono il frutto di uno standard ricavato uniformando migliaia di testi. Mancano quindi la nostra originalità, il nostro stile, l’esperienza, l’emozione: in poche parole, ciò per cui gli altri ci riconoscono. Inoltre, strafalcioni enormi nelle risposte AI sono sempre dietro l’angolo, e diventano un problema se nella corsa alla pubblicazione non si “perde tempo” a verificare. Ed è qui che nel lettore nasce una vocina di allerta: una perplessità strisciante che inizia a incrinare l’aurea di autorevolezza di chi scrive.

A un certo punto, può anche succedere che si faccia più fatica a sostenere un ragionamento senza appoggiarsi a uno strumento. Si perde precisione linguistica e soprattutto autonomia: senza allenamento, parlare scrivere e argomentare diventano abilità delegate. Il rischio è smettere di usare le nostre parole per costruire il nostro pensiero. Questo emerge chiaramente anche dal vivo: sempre più persone appaiono sicure e brillanti online, ma faticano poi a parlare in pubblico, a improvvisare, a sostenere un confronto reale. Sì, l’AI può anche renderci più poveri.

Tuttavia sbagliando si impara.
Sempre più scrittori di contenuti hanno compreso l’importanza di usare bene l’AI. Con richieste circostanziate e ben poste, l’intelligenza artificiale può potenziare la costruzione di un testo: non scriverà al posto nostro. Ma dobbiamo chiedere con precisione di organizzare comunicativamente il nostro ragionamento (preesistente), di rivedere specificamente a supporto le fonti del web, di migliorare la chiarezza. Dobbiamo combattere, anche, la tendenza della macchina di liquidare in fretta la “collaborazione”. Si è già aperta una fase nuova, più matura, che allontana per chi scrive il pericolo di essere sostituibile e non autorevole.

C’è poi un altro aspetto importante: l’uso dell’intelligenza artificiale non è neutro. I sistemi di AI richiedono enormi risorse energetiche, infrastrutture complesse, data center che consumano acqua ed energia e che hanno un impatto diretto sui territori e sulle comunità che li ospitano. Queste risorse non sono infinite e con questo si stanno confrontando le multinazionali gestori del servizio, Microsoft in testa. Anche l’IA, dunque, ha dei limiti. Usarla in modo sostenibile significa esserne consapevoli, evitare di abusarne, scegliere quando serve davvero e quando invece è più prezioso il tempo del pensiero umano.

Riflettere su questi temi è oggi una responsabilità di tutti, ma soprattutto per chi – professionista o no – informa, racconta, commenta la realtà. Ed è proprio questo il cuore dell’incontro con esperti aperto a tutti in programma sabato 24 gennaio 2026 a Varese (ore 10.30 Oratorio di Biumo Superiore zona Ippodromo). “Il giornalismo tra intelligenza artificiale, invadenza dei social network e trasformazioni politiche e sociali”– organizzato da Radio Missione Francescana.,

Un’occasione per fermarsi, interrogarsi e rimettere al centro il rapporto tra tecnologia, verità dell’informazione e persone, senza demonizzazioni ma anche senza ingenuità. Perché il futuro della comunicazione non si gioca solo sugli strumenti che useremo, ma sulla qualità del pensiero critico che sapremo ancora esercitare.

© Carla Tocchetti 2025