Addio a Renata Maggiolini, pioniera e riferimento di ANDOS Varese

di Carla Tocchetti

La notte scorsa è scomparsa Renata Maggiolini, attuale presidente Ad Honorem e colonna portante dell’ANDOS Varese dalla fondazione nel 1987, tra le personalità che maggiormente hanno contribuito alla crescita della rete di sostegno alle donne operate al seno sul territorio di Varese.

Fin dal suo ingresso nell’Associazione con il presidente fondatore prof. Gatta, Renata Maggiolini ha contribuito alla creazione della Breast Unit all’Ospedale di Circolo, un sistema di attività di prevenzione del tumore e riabilitazione post operatoria come parte integrante del percorso di salute rivolto alle donne. È grazie alla loro visione che, a Varese, l’ANDOS è diventata una realtà capace di incidere concretamente sul territorio, introducendo modelli operativi per l’epoca per nulla scontati sostenuta capillarmente da un gruppo di volontarie, coordinate da Renata per tantissimi anni, formate e responsabili.

Una delle innovazioni più significative riguarda la presa in carico post-intervento strutturata in linfodrenaggio manuale e ginnastica riabilitativa mirata, attuati anche nella sede di Via Maspero creando la collaborazione tra fisioterapisti e medici senologi. Per molte donne, ciò ha aiutato a riconquistare una qualità di vita evitando o riducendo complicanze invalidanti come il linfedema.
Altro elemento innovativo, è stato il potenziamento degli screening itineranti: l’unità mobile per visite, mammografie ed ecografie portata nei piccoli comuni e nei quartieri periferici. Un modello che ha permesso, nel tempo, di intercettare decine di diagnosi precoci in aree dove l’accesso agli esami era più difficile. Appuntamenti che non dovevano restare semplici “eventi”, ma tappe calendarizzate, organizzate con le forze della rete del volontariato, in collaborazione con le amministrazioni locali e le ATS, anche nelle scuole e nelle piazze.

Andos Varese è stata tra le prime, in provincia, a creare gruppi permanenti di supporto psicologico , comprendendo che l’impatto emotivo della malattia non si esaurisce con l’intervento chirurgico. Le riunioni, inizialmente piccole e informali, sono diventate un appuntamento fisso con la psicologa, coordinate grazie alla rete di volontarie: per molte donne, la differenza tra affrontare la malattia in solitudine e farlo all’interno di una comunità che sostiene.