Biumo, la “riqualificazione” che cancella il parco storico

A Varese, negli ultimi anni, la parola “riqualificazioneè diventata sinonimo di trasformazione. Si riqualificano piazze, stazioni, quartieri, parchi. Ma nel significato stesso del termine esiste un’idea precisa: riqualificare non vuol dire sostituire. Vuol dire restituire qualità a ciò che esiste già, valorizzandone identità, storia e caratteristiche.
Ed è proprio qui che nasce il dibattito attorno al nuovo parco inaugurato a Biumo Inferiore, nell’area storica di Villa Frasconi-Cagna.

Sabato il quartiere ha celebrato il taglio del nastro del nuovo spazio pubblico: playground, tavoli da ping pong, campi sportivi, pavimentazioni e aree dedicate alla socialità, all’interno del progetto che il Comune immagina come primo tassello del futuro quartiere universitario.
Ma la domanda che attraversa la città è un’altra: si può ancora parlare di riqualificazione quando un parco storico perde i suoi alberi, la sua ombra e il suo equilibrio naturale?

Perché quello di via Arconati non era uno spazio anonimo da reinventare da zero. Era uno degli ultimi frammenti del sistema storico dei giardini di Biumo Inferiore, un’area con origini settecentesche che conservava alberature mature, biodiversità e una precisa identità paesaggistica. È da qui che parte la critica dell’agronomo Daniele Zanzi, figura riconosciuta a livello internazionale per il suo lavoro sul patrimonio arboreo urbano.

Al centro della contestazione c’è soprattutto l’abbattimento di un ippocastano storico censito nel 2021: 19 metri d’altezza, 131 centimetri di diametro del tronco, quasi quattro metri di circonferenza e una chioma capace di proiettare circa 80 metri quadrati di ombra. Secondo Zanzi, le prove di trazione effettuate sull’albero certificavano valori di stabilità molto superiori ai limiti di sicurezza richiesti. «Non era una pianta destinata a cadere improvvisamente. I numeri dicono l’opposto: l’avrebbero vista anche i nipoti dei nostri pronipoti».

Ed è proprio il tema dell’ombra a diventare centrale nella riflessione sulla nuova area. Perché un parco non è fatto soltanto di funzioni, giochi o campi sportivi. È fatto anche di comfort climatico, vivibilità, permanenza. Senza grandi alberature, gli spazi aperti rischiano di trasformarsi nei mesi estivi in superfici surriscaldate e poco utilizzabili nelle ore più calde della giornata. In questo senso, la critica di Zanzi va oltre la nostalgia per il vecchio giardino. Tocca un tema sempre più attuale nelle città contemporanee: il rapporto tra trasformazione urbana e resilienza climatica.
Gli alberi maturi producono ombra, assorbono carbonio, abbassano le temperature, trattengono acqua e migliorano la qualità dell’aria. Funzioni che richiedono decenni per essere ricostruite dopo un abbattimento.

Per questo, secondo l’agronomo, il progetto avrebbe potuto seguire una strada diversa. «Si potevano integrare campi, socialità e conservazione del parco storico. Bastava progettare attorno agli alberi, non sopra gli alberi». Ed è forse qui che il caso di Biumo Inferiore assume un significato più profondo. Perché la riqualificazione urbana, nelle sue stesse definizioni urbanistiche, richiama concetti come recupero dell’esistente, sostenibilità, valorizzazione del patrimonio ambientale e miglioramento della qualità urbana.

Le immagini del “prima” e del “dopo” raccontano allora qualcosa che va oltre il gusto estetico o la polemica politica: raccontano una città che, nel tentativo di trasformarsi rapidamente, rischia di perdere proprio quegli elementi che ne determinavano qualità e identità. Perché se riqualificare significa aggiungere valore a un luogo, preservandone le caratteristiche migliori, allora la domanda posta oggi da Biumo Inferiore diventa inevitabile: cosa resta di un parco storico quando vengono cancellati i suoi alberi, la sua ombra e la sua memoria verde?