Il 16 marzo 1912 nasceva a Bizzozero Carletto Ferrari, tenente degli Alpini e protagonista della Resistenza nel Varesotto e nel Comasco.
La sua figura resta una delle più alte e dolorose della memoria civile del nostro territorio: quella di un uomo che, negli anni più oscuri della guerra e dell’occupazione nazifascista, scelse di stare dalla parte della libertà, assumendosi fino in fondo il rischio delle proprie decisioni.
Ferrari proveniva da una famiglia borghese di Bizzozero ed è ricordato dalle fonti locali come convinto antifascista. Dopo l’8 settembre 1943, da ufficiale degli Alpini, entrò nella lotta partigiana e operò nelle formazioni resistenziali attive tra il Varesotto e il Comasco. Le ricostruzioni ANPI e VareseNews lo indicano come comandante partigiano, attivo soprattutto nell’area di confine, dove il collegamento con la Svizzera rappresentava una via decisiva tanto per la lotta clandestina quanto per la salvezza di perseguitati e ricercati.
Nel corso della guerra di Liberazione, Carletto Ferrari divenne infatti un punto di riferimento della Resistenza locale. Le fonti ricordano anche la sua esposizione diretta contro il fascismo repubblicano: era già stato condannato in contumacia nel 1944 dal Tribunale Straordinario Provinciale per aver partecipato alla distruzione del gruppo rionale “Mussolini” di Varese, e dopo un successivo scontro armato a Bizzozero, in cui rimase ucciso il vicebrigadiere Giuseppe Silvino, fu costretto a spostarsi nel Comasco per proseguire la sua attività clandestina.
La fine arrivò l’11 gennaio 1945. Ferrari fu catturato il giorno prima nel Comasco dalla Milizia Confinaria, consegnato ai fascisti varesini e poi assassinato durante il trasferimento verso il carcere dei Miogni, all’angolo tra via Morandi e via Hermada, dopo essere passato dalla famigerata “Villa Triste” di via Sanvito. Le fonti più ricorrenti fissano l’omicidio all’11 gennaio 1945, a pochi metri dal carcere.
La sua uccisione fu uno degli episodi più gravi della repressione fascista negli ultimi mesi di guerra nel Varesotto. Una successiva ricostruzione storica, ripresa anche dalla memorialistica locale, attribuisce il delitto a uomini dell’apparato repressivo fascista e richiama la confessione scritta di uno dei partecipanti all’esecuzione. Anche il portale nazionale dedicato alle stragi nazifasciste collega il nome di Carletto Ferrari alla memoria pubblica cittadina, ricordando la lapide presso i Miogni e l’intitolazione di una via a Varese.
Oggi Bizzozero e Varese continuano a custodirne il ricordo con cerimonie commemorative promosse dall’ANPI e dalle istituzioni locali. A lui sono dedicati una via del rione e luoghi della memoria cittadina: segni concreti di una gratitudine che non si è spenta. Carletto Ferrari non è solo un nome inciso su una targa, ma il simbolo di una scelta morale netta: non piegarsi alla violenza, non voltarsi dall’altra parte, non rinunciare alla libertà.
La Varese Nascosta