Il 15 febbraio 1927 nasceva a Torino Carlo Maria Martini, una delle figure più autorevoli e amate della Chiesa cattolica del Novecento. Biblista di fama internazionale, arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002, il suo nome è strettamente legato anche al territorio varesino: prima attraverso gli anni della formazione gesuitica e poi, soprattutto, attraverso il suo ultimo tratto di vita trascorso a Gallarate.
Un legame discreto ma profondo, che rende il Varesotto parte integrante della sua storia umana e spirituale.
Le date della vita: nascita e morte
Carlo Maria Martini nacque il 15 febbraio 1927 a Torino. Entrò giovanissimo nella Compagnia di Gesù e si dedicò agli studi biblici, diventando uno dei maggiori studiosi del testo sacro del suo tempo.
Dopo una lunga carriera accademica e il ministero come Arcivescovo di Milano, si spense il 31 agosto 2012 a Gallarate, nella casa dei gesuiti dell’Aloisianum, dove viveva dal 2008.
Due date che racchiudono una vita attraversata dal dialogo, dalla cultura e da una costante attenzione alla dimensione spirituale dell’uomo contemporaneo.
Il rapporto con il territorio varesino
Il legame con la provincia di Varese non fu casuale. Già durante la formazione gesuitica Martini studiò filosofia a Gallarate, luogo importante nella tradizione dell’ordine. Successivamente, dopo gli anni di Gerusalemme e il progressivo aggravarsi della malattia, scelse proprio l’Aloisianum di Gallarate come luogo di quiete e preghiera per gli ultimi anni della sua vita.
La casa dei gesuiti divenne così uno spazio di incontro silenzioso: lì il cardinale continuò a ricevere visitatori, studiosi e semplici fedeli, mantenendo vivo quel dialogo che aveva caratterizzato tutto il suo ministero.
Gallarate, ultimo orizzonte
Quando la salute cominciò a peggiorare, Martini lasciò progressivamente la scena pubblica, ma non il rapporto con il territorio e le persone. Gallarate rappresentò per lui un “ritorno alla semplicità”: una comunità raccolta, lontana dal clamore mediatico di Milano, dove poter vivere gli ultimi anni in contemplazione e studio.
La sua morte, avvenuta il 31 agosto 2012, suscitò un grande moto di affetto in tutta la diocesi ambrosiana e anche nel Varesotto, che percepiva ormai il cardinale come parte della propria storia locale.
Ancora oggi la sua presenza è ricordata nella memoria dei gesuiti dell’Aloisianum e nelle iniziative culturali che periodicamente ne richiamano il pensiero.
Un’eredità culturale e spirituale
Martini fu molto più di un’autorità ecclesiastica: fu un intellettuale capace di parlare ai credenti e ai non credenti, insistendo sul valore del dubbio come apertura alla ricerca della verità. La sua capacità di dialogo con il mondo contemporaneo, il mondo della cultura e la società civile lo rese una figura particolarmente amata anche fuori dagli ambienti religiosi.
Il suo legame con Varese e provincia testimonia come i grandi protagonisti della storia nazionale possano trovare, in territori apparentemente periferici, luoghi decisivi della propria vicenda umana.
Fonti:
www.chiesadimilano.it
www.fondazionecarlomariamartini.it

