Claudio Argentiero: vent’anni di AFI tra fotografia e memoria

di Carla Tocchetti

Era nata come la classica sfida, come tanti di noi negli anni ‘80, a vent’anni in giro con la macchina fotografica di papà. Un esposimetro, qualche rullino, i primi viaggi: ma qualcosa scatta nella testa di Claudio Argentiero. Per fotografare bisogna fermarsi, pensare il risultato: ogni fotografia nasce da una idea prima che sulla pellicola.
La consapevolezza di quello sguardo, che può diventare un modo di attraversare la vita, ci restituisce oggi l’immagine di Claudio Argentiero, sommese classe 1962, presidente di AFI Archivio Fotografico Italiano, una delle più importanti organizzazioni nazionali, che ha il compito di conservare, ricercare, analizzare e promuovere la fotografia. Argentiero festeggia i venti anni dalla sua fondazione, ma anche la sua scelta di granitica militanza in questi decenni in cui tutto è cambiato.

Riavviamo il nastro. Sul finire degli anni ’80, Argentiero capisce che la sua passione non può restare confinata, anzi attraverso il confronto può crescere. Costituisce con un manipolo di amici a Somma Lombardo, dove è nato, il Circolo Fotografico L’Incontro. All’inizio sono serate tra pochi, con le fotografie passate di mano in mano, le discussioni accese su una luce o un’inquadratura, qualcuno porta le testimonianze di maestri. Nel cuore di Argentiero un sogno sta silenziosamente prendendo forma: un luogo dove le fotografie continuino a generare significato.

Nel frattempo, Argentiero dà corpo alla sua passione trasformandola in professione: lavora come fotografo in Agusta Elicotteri, oggi Leonardo. Un ambiente industriale, tecnologico, lontano dall’immaginario romantico della fotografia. Eppure proprio lì matura in lui un’altra intuizione. Le fabbriche, i territori, le persone che li abitano, possono raccontano storie potenti. Claudio alterna il lavoro allo studio, si forma, frequenta corsi, visita mostre, viaggia e scopre la Francia, una nazione che sulla fotografia crede e investe. Costruisce un laboratorio dove sperimentarsi con le tecniche di stampa e con la fine art. Comincia a costruire narrazioni attraverso le immagini: ogni lavoro diventa un modo per entrare nella vita dei luoghi e delle persone. Arrivano i primi libri, gli incontri pubblici, la curatela delle mostre, le docenze. Anche il circolo cresce e ben presto ci vuole uno spazio che accolga e permetta di misurarsi con un pubblico.

La svolta arriva quando il Sindaco di Castellanza offre i meravigliosi spazi di Villa Pomini. Le esposizioni si susseguono, all’inizio solo in due stanze, ma la disponibilità continuativa di un luogo permette al gruppo di contattare autori e costruire percorsi. Il gruppo ora si chiama Click Art’s ed è composto da professionisti – mentre la città anno dopo anno si trasforma in punto di riferimento culturale per la fotografia.
Nel corso di ricerche e incontri fortunati cominciano ad affiorare archivi dimenticati: scatole di negativi, fotografie di famiglia, immagini industriali, progetti tematici, collezioni, interi patrimoni visivi che rischiano di sparire. Tra questi anche qualcosa di prezioso e fragile insieme: dentro ci sono paesaggi che cambiano, fabbriche che segnano il destino di intere comunità, volti che raccontano vite spesso dimenticate. La memoria di un territorio e della sua società: una magnifica ossessione per Claudio, che non lo abbandonerà più. Il lavoro è sempre in corso, ma AFI ha già cristallizzato quei progetti in 55 libri fotografici e un archivio di 500.000 fotografie.

C’è chi dice che la fotografia oggi viva una crisi irrisolvibile, ma quante metamorfosi ha affrontato questa scelta espressiva? Chiamiamola “linguaggio visivo contemporaneo” e andiamo a vedere il FFE Festival Fotografico Europeo giunto alla 14ma edizione, un’altra felice intuizione di Argentiero e di AFI (in onda a Busto Arsizio, Castellanza, Cairate e Olgiate Olona fino a fine Aprile, qui il programma e i cataloghi delle mostre https://www.europhotofestival.com/). In un mondo dominato dall’immagine, la fotografia è viva e vegeta anzi sta continuamente plasmando il nostro progresso. Chi la vuole vivere da protagonista deve continuare a studiare, mettere in discussione il proprio sguardo, avere in testa un progetto (il mantra di Claudio), soprattutto deve confrontare il proprio pensiero con quello dei maestri.

Si innesta perfettamente a questo punto la possibilità di incontrare proprio nel FFE, attraverso le sue opere, il britannico Martin Parr, celebre presidente dell’Agenzia Magnum, spentosi a fine 2025 lasciandoci in eredità una Fondazione che porta il suo nome e un patrimonio artistico e culturale di straordinaria importanza. Parr aveva attraversato con la forza delle idee il concetto di fotografia nei diversi generi, come moda e pubblicità. Aveva ideato una mostra da Guinness World Record: Common Sense, la più grande esposizione simultanea in 41 gallerie in tutto il mondo (1999). Nel 2024 aveva ricevuto il Lifetime Achievement Award e il riconoscimento della International Photography Hall of Fame. Nelle parole commosse di Argentiero per Martin Parr, il senso e la speranza di tutta una vita: che possa tracciare un solco profondo per nuove generazioni di fotografi e studiosi.