Il 14 marzo 1835, a Savigliano, nasceva Giovanni Virginio Schiaparelli, uno dei più importanti astronomi italiani dell’Ottocento e una figura che contribuì in modo decisivo allo sviluppo dell’astronomia moderna.
Il suo nome è legato soprattutto allo studio del pianeta Marte, ma la sua attività scientifica fu molto più ampia: dalle ricerche sugli asteroidi alle intuizioni fondamentali sull’origine degli sciami meteorici. Le sue osservazioni e le sue teorie segnarono una svolta nella comprensione del sistema solare.
Dalla formazione scientifica all’Osservatorio di Brera
Dopo aver mostrato fin da giovane un forte talento per la matematica e le scienze, Schiaparelli studiò presso l’Università di Torino, dove si laureò in ingegneria civile.
La sua passione per l’astronomia lo portò però ben presto a dedicarsi completamente allo studio del cielo. Per perfezionarsi frequentò alcuni dei più importanti centri astronomici europei dell’epoca, tra cui gli osservatori di Berlino e di Pulkovo Observatory, allora considerato uno dei più avanzati al mondo.
Nel 1860 entrò a far parte dell’Osservatorio Astronomico di Brera, a Milano. Due anni più tardi ne divenne direttore, incarico che avrebbe mantenuto per molti decenni, trasformando Brera in uno dei principali centri di ricerca astronomica europei.
La scoperta dell’asteroide Hesperia
Tra i primi risultati importanti della sua carriera vi fu la scoperta dell’asteroide 69 Hesperia, individuato il 29 aprile 1861. In quegli anni la scoperta di nuovi asteroidi rappresentava uno dei principali campi di ricerca astronomica, e il lavoro di Schiaparelli contribuì ad ampliare la conoscenza della fascia asteroidale situata tra Marte e Giove.
I “canali” di Marte e l’immaginario scientifico
La fama mondiale arrivò però nel 1877, quando durante una favorevole opposizione di Marte Schiaparelli realizzò una delle prime mappe dettagliate della superficie del pianeta.
Osservando il pianeta con il telescopio dell’Osservatorio di Brera individuò numerose strutture lineari che chiamò “canali” (canales). Il termine, tradotto in inglese come “canals”, suggerì però l’idea di opere artificiali costruite da una civiltà intelligente. Questa interpretazione – che Schiaparelli non sostenne mai esplicitamente – alimentò per decenni il dibattito sull’eventuale esistenza di vita su Marte. Tra i principali sostenitori di questa ipotesi vi fu l’astronomo americano Percival Lowell, che costruì addirittura un osservatorio dedicato allo studio dei presunti canali marziani.
Le missioni spaziali del XX secolo dimostrarono poi che quelle strutture erano illusioni ottiche dovute alla limitata risoluzione degli strumenti dell’epoca. Tuttavia le osservazioni di Schiaparelli rappresentarono un momento fondamentale nella storia dell’esplorazione planetaria.
La grande intuizione sugli sciami meteorici
Un’altra delle scoperte più importanti di Schiaparelli riguardò l’origine degli sciami meteorici. Nel 1867 dimostrò che fenomeni come le Leonidi sono collegati alle orbite delle comete, stabilendo in particolare la relazione tra questo sciame meteorico e la cometa 55P/Tempel–Tuttle.
La sua teoria spiegava che gli sciami meteorici sono costituiti da polveri e frammenti lasciati dalle comete lungo le loro orbite. Quando la Terra attraversa queste scie di detriti, le particelle entrano nell’atmosfera e producono le meteore luminose che osserviamo nel cielo. Questa intuizione rappresenta ancora oggi uno dei pilastri della moderna astronomia.
Il legame con Varese
Il nome di Schiaparelli è oggi legato anche alla provincia di Varese. Nel 1956 l’astrofilo e divulgatore scientifico Salvatore Furia fondò la Società Astronomica G. V. Schiaparelli. Da quell’iniziativa nacque alcuni anni più tardi, nel 1964, l’Osservatorio Astronomico G. V. Schiaparelli, situato nel Parco Regionale Campo dei Fiori.
Oggi l’osservatorio rappresenta uno dei principali centri di divulgazione astronomica della Lombardia e continua a promuovere l’osservazione del cielo e la cultura scientifica, mantenendo viva l’eredità dell’astronomo piemontese.
L’eredità di uno scienziato che ha cambiato l’astronomia
Giovanni Virginio Schiaparelli morì a Milano il 4 luglio 1910, dopo una vita interamente dedicata allo studio dell’universo. Le sue ricerche su Marte, le sue intuizioni sull’origine degli sciami meteorici e il suo rigoroso metodo scientifico hanno lasciato un segno profondo nella storia dell’astronomia.
Il suo nome non è ricordato soltanto sulla Terra: un grande cratere sul pianeta Marte porta infatti il nome Schiaparelli, a testimonianza dell’importanza del suo contributo scientifico.
E ancora oggi, quando osserviamo una notte stellata o una pioggia di meteore, possiamo ricordare lo scienziato italiano che contribuì a spiegare uno dei più affascinanti spettacoli del cielo.