Possibile che qualche bue sequestrato a Varese abbiano contribuito a cambiare per sempre il confine tra Italia e Svizzera? Secondo una tradizione storiografica ottocentesca, sì.
La storia comincia nell’autunno del 1402. Varese era già allora sede di una grande fiera del bestiame, frequentata anche da mercanti provenienti da oltre Gottardo. Alcuni allevatori di Uri e Untervaldo sarebbero scesi come d’abitudine con buoi e cavalli da vendere. A quel punto nacque una lite sui diritti di dazio e pedaggio con esattori che le fonti più tarde indicano come ducali. La discussione finì male: gli animali furono confiscati e i mercanti tornarono a casa a mani vuote.
Apriti cielo. Uri e Untervaldo avrebbero chiesto un risarcimento al duca di Milano, senza ottenere soddisfazione. E così, sempre secondo questa tradizione, dalla protesta si passò alle armi. Non proprio il genere di conseguenza che ci si aspetterebbe da una discussione tra bovari e gabellieri.
Nel 1403 Uri e Obvaldo estesero il loro controllo sulla Leventina, aprendo una lunga stagione di guerre, avanzate e rovesci. Nel 1422 la sconfitta di Arbedo cancellò molte delle conquiste precedenti, ma l’espansione verso sud riprese nei decenni successivi. All’inizio del Cinquecento i Confederati controllavano ormai buona parte dei territori dell’odierno Canton Ticino e arrivarono a esercitare un fortissimo peso politico e militare sul Ducato di Milano. Nel 1515 furono sconfitti a Marignano da Francesco I di Francia; la pace del 1516 confermò però gran parte delle loro conquiste a sud delle Alpi.
È questa, in sintesi, la versione tramandata da autori come Luigi Lavizzari, Alexandre Daguet, Bernardino Biondelli e ripresa ancora da Leopoldo Giampaolo nel 1964: una lite alla fiera di Varese come “prima scintilla” di un conflitto destinato a ridisegnare la carta politica della regione.
La storiografia più recente non ha confermato l’episodio e non considera certo qualche capo di bestiame la vera causa dell’espansione confederata. Già prima del 1402 Uri e Obvaldo guardavano con grande interesse al versante meridionale del Gottardo: controllare le vie alpine significava assicurarsi l’accesso ai ricchi mercati lombardi, fondamentali anche per il commercio del bestiame. Ma come ogni tradizione, ha probabilmente un qualche fondo di verità.
Insomma, i buoi forse non furono la causa della guerra. Ma, se la tradizione dice il vero, bastò una mandria confiscata a Varese perché gli svizzeri prendessero il toro per le corna.
Lorenzo Frascotti