Il 14 magio 1982 veniva conferita alla memoria del generale dei Carabinieri Enrico Riziero Galvaligi la Medaglia d’oro al valor civile. Nato a Solbiate Arno l’11 ottobre 1920 e ucciso dalle Brigate Rosse a Roma il 31 dicembre 1980, Galvaligi resta una delle figure più alte della lotta dello Stato democratico contro il terrorismo.
Galvaligi era figlio di una famiglia semplice, legata al mondo del lavoro e profondamente radicata nel territorio. Dopo il diploma all’Istituto Magistrale di Varese, entrò nell’Arma dei Carabinieri. Durante la Seconda guerra mondiale combatté in Grecia; dopo l’8 settembre 1943 scelse di non aderire alla Repubblica Sociale Italiana, fu arrestato dai tedeschi e riuscì poi a fuggire, tornando nelle Prealpi varesine, dove prese parte alla Resistenza.
Il suo legame con Brinzio fu forte e personale. Qui era originaria la madre; qui conobbe Federica Bergami, che sarebbe diventata sua moglie; qui tornò spesso nei periodi di riposo; qui oggi riposa nel cimitero del paese. A Brinzio, Galvaligi era conosciuto soprattutto con il suo secondo nome: Riziero.
Dopo la guerra riprese il servizio nell’Arma. La sua carriera lo portò a incarichi di grande responsabilità. Divenne stretto collaboratore del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e, dal 1977, fu impegnato nel coordinamento dei servizi di sicurezza per gli istituti di prevenzione e pena, cioè nella sorveglianza delle carceri di massima sicurezza in cui erano detenuti i terroristi più pericolosi.
Erano gli anni più duri della violenza eversiva. Le Brigate Rosse avevano aperto il cosiddetto “fronte delle carceri”, tentando di colpire lo Stato proprio nei luoghi in cui venivano custoditi i detenuti dell’eversione armata. Pochi giorni prima della morte di Galvaligi, nel carcere di Trani, una rivolta fu repressa con l’intervento dei gruppi speciali senza spargimento di sangue. Secondo l’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, anche quel ruolo ebbe un peso nella decisione dei terroristi di colpirlo.
La sera del 31 dicembre 1980, a Roma, il generale fu assassinato nell’androne del palazzo in cui abitava, mentre rientrava dalla messa con la moglie. Due terroristi delle Brigate Rosse, travestiti da postini, gli spararono numerosi colpi d’arma da fuoco a distanza ravvicinata.
Il sacrificio di Galvaligi fu riconosciuto ufficialmente dallo Stato. Il 14 maggio 1982 gli venne conferita la Medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Nella motivazione ufficiale del Quirinale si ricorda che, nonostante le minacce ricevute, continuò la propria missione “con assoluta dedizione e sprezzo del pericolo”, fino al “supremo sacrificio” di una vita spesa al servizio della collettività.
Brinzio gli rese omaggio già il 31 ottobre 1981, con l’intitolazione dell’unica piazza del paese e l’inaugurazione del monumento dedicato alla sua memoria. La Pro Loco di Brinzio ricorda che il monumento, collocato sull’edificio dell’ex Municipio, è composto da due lapidi in granito e sculture bronzee: nella parte superiore il ritratto del generale, opera dello scultore Ornati, con gli emblemi dell’Arma; nella parte inferiore l’epigrafe “Dalla terra che amasti”.
Quarant’anni dopo, il 28 novembre 2021, il figlio Paolo Galvaligi, generale dei Carabinieri in congedo, ha donato al Comune di Brinzio la Medaglia d’oro con diploma per le vittime del terrorismo alla memoria, conferita al padre nel 2010 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “per le idee e l’impegno morale”.
A Enrico Riziero Galvaligi sono state dedicate piazze, sezioni dell’Associazione Nazionale Carabinieri e luoghi della memoria in diverse città italiane. Ma per il Varesotto il suo nome resta soprattutto legato a Solbiate Arno, dove nacque, e a Brinzio, dove il ricordo si è fatto pietra, bronzo, piazza e silenzio.






Non fu soltanto un ufficiale caduto per mano del terrorismo. Fu un uomo che, nei momenti decisivi della storia italiana, scelse sempre da che parte stare: contro il nazifascismo, contro l’eversione armata, dalla parte dello Stato democratico.
Ed è per questo che, ancora oggi, ricordare Galvaligi non significa soltanto rendere omaggio a un caduto. Significa ricordare il prezzo della libertà, della legalità e della fedeltà alle istituzioni.