Il 17 gennaio 1911, a Favaro Veneto, nasceva Guido Carestiato, figura centrale della storia dell’aeronautica italiana del secondo Novecento, collaudatore, comandante e uomo di volo capace di portare l’ingegneria italiana là dove l’aria si fa rarefatta e il limite umano si misura in metri e sangue freddo.
Il suo nome è indissolubilmente legato all’MB 326, il jet addestratore progettato dall’ingegner Ermanno Bazzocchi per l’Aermacchi, simbolo della rinascita industriale e tecnologica italiana dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale. Un velivolo che a Varese non è solo memoria tecnica, ma presenza fisica e identitaria.
Sembra infatti voler decollare ancora oggi l’MB 326 collocato alla rotonda di Capolago, dirottato in riva al lago dall’aiuola di piazza Libertà, dove era stato posto per volontà del presidente-pilota della Provincia Massimo Ferrario. Un aereo che non è monumento statico, ma racconto congelato di un’epoca in cui il progresso aveva il rumore dei reattori e l’odore del metallo caldo.

Il 4 agosto 1961, Guido Carestiato scrisse una delle pagine più alte – in senso letterale – dell’aeronautica mondiale. Ai comandi dell’MB 326, raggiunse la quota di 15.489 metri, stabilendo il primato mondiale di altezza per la categoria. Un’impresa compiuta in tempo di pace, ma non meno rischiosa, che dimostrò l’eccellenza progettuale del velivolo e la straordinaria competenza dei suoi collaudatori.
Quel record non fu soltanto un successo personale. Valse infatti all’ingegner Ermanno Bazzocchi il Premio internazionale Paul Tissandier per il progresso dell’aeronautica, consegnato il 5 dicembre dello stesso anno, consacrando l’MB 326 come riferimento mondiale nel settore degli addestratori a getto.
Il primato di Carestiato fu solo l’inizio. Tra il 1961 e il 1975 furono prodotti oltre 800 esemplari dell’MB 326, acquistati dalle aviazioni di più di dieci Paesi e fabbricati su licenza in Australia, Brasile e Sudafrica. Nel 1966 il capitano Massimo Ralli spinse ulteriormente il limite, portando il primato mondiale di categoria sino a 17.450 metri, conquistando anche record di arrampicata, dislivello in volo orizzontale, resistenza e velocità.
Imprese che contribuirono in modo decisivo al successo commerciale del velivolo e alla reputazione internazionale dell’industria aeronautica varesina.
Guido Carestiato si spense a Varese l’8 dicembre 1980. Ma ogni volta che lo sguardo dei varesini incrocia la sagoma dell’MB 326 affacciato sul lago, quel primato continua a vivere: non solo come cifra tecnica, ma come simbolo di una città capace di guardare in alto.