di Cesarina Briante
Attorno alla figura dei Magi aleggia, da sempre, un’atmosfera di mistero.
Il Vangelo di Matteo racconta dei saggi venuti dall’Oriente, guidati da una stella e giunti fino al cospetto di Erode, desideroso di ottenere notizie sulla nascita del Messia. La natura di quella stella non ha ancora trovato una spiegazione definitiva: fu una supernova, una cometa o una congiunzione planetaria?
L’ipotesi più accreditata è quest’ultima. Una cometa, infatti, non era considerata un segno favorevole, mentre una supernova non risulta documentata in quel periodo. La congiunzione planetaria, invece, si accorda con la tradizione che tramanda i Magi come sapienti astrologi.
I loro doni sono carichi di simboli: l’oro richiama la regalità, l’incenso la spiritualità, la mirra la mortalità terrena, poiché usata nelle pratiche di imbalsamazione.
Anche i loro nomi: Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, rappresentano le tre età dell’uomo, secondo il mito.
La notte dell’Epifania, che indica la manifestazione del divino, affonda le sue radici in credenze antichissime: si pensava che le Dee scendessero sui campi per benedirli, una visione troppo potente perché gli uomini potessero sostenerla. A guidarle era Diana, il cui culto era diffuso anche nelle terre del Varesotto.
Il fascino del 6 gennaio è rimasto intatto nei secoli. Non stupisce quindi che in Europa siano poche le chiese dedicate ai Tre Re… e che una di queste si trovi proprio nella nostra provincia, a Induno fraz. Olona.
Il mito racconta che Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel 315 abbia consegnato le reliquie dei Magi a Eustorgio, vescovo di Milano. Con la conquista della città da parte del Barbarossa, le reliquie furono trasferite a Colonia; solo una parte tornò a Milano nel 1903.
La chiesetta attuale, risalente al XVIII secolo, conserva alcune reliquie dei Magi. A navata unica, con un piccolo campanile, è un esempio raffinato di barocchetto lombardo. Interessanti raffigurazioni dei Magi si trovano anche nell’oratorio di San Vincenzo a Sesto Calende e nella terza cappella del Sacro Monte di Varese, dedicata alla Natività.
Per erigere la chiesetta la popolazione tutta si mobilitò: le donne dedicarono tempo e fatiche per gli arredi tessili: tovaglie d’altare e stoffe utili per l’eucarestia. Un grande contributo venne dalla famiglia Bernasconi, anche gli abitanti dei territori limitrofi si impegnarono per la “fabrica”.
Facendo un passo indietro è interessante notare come nel Medioevo la Chiesa esercitasse una forte influenza sulla vita quotidiana. Pur senza divieti formali, si preferiva evitare nomi troppo diretti per locande e luoghi pubblici dedicati ai santi. Così, molte osterie ispirate ai Re Magi optarono per titoli allusivi: Tre Corone, Tre Re, evocativi ma non espliciti.
Nel lungo viaggio verso Colonia, le reliquie attraversarono molte terre, alimentando il culto dei Magi e quel mistero antico che ancora oggi li avvolge.
E oggi, osservando la chiesa dei Santi Re Magi vestita a festa per il Natale, con le sue luci, le decorazioni e le tante befane che animano il borgo, si percepisce come questo luogo continui a custodire un incanto speciale: un piccolo angolo di mondo meraviglioso, dove storia, mito e tradizione si intrecciano con la vita quotidiana.
Chiesa Re Magi – Associazione Borgo Olonese
Fonte: FAI -Chiesa dei Santi Re Magi, Olona.
Fotografie e testo di Cesarina Briante (c)




