Il 31 dicembre 1892 vene inaugurato il Politeama Ranscett

La lunga storia del Politeama di Varese, tra ballo popolare e grande cinema

Il 31 dicembre è una data simbolica per la storia culturale di Varese. Nella notte di San Silvestro tra il 1892 e il 1893 venne infatti inaugurato il Politeama Ranscett, uno degli edifici più rappresentativi della socialità popolare cittadina tra Otto e Novecento.

L’origine del Politeama affonda le radici in una vicenda curiosa e profondamente varesina: quella delle due bande musicali cittadine, la “Codiga” e la “Ranscett”, nate dalla dissoluzione della Banda Civica. Alla fine dell’Ottocento le due formazioni si contendevano piazza Mercato (l’attuale Piazza Repubblica) organizzando balli popolari a pagamento, inizialmente all’aperto e successivamente sotto grandi tendoni.

Come racconta Giovanni Bagaini in un articolo del 1939, fu proprio la banda Ranscett, trovandosi un giorno in possesso di una somma considerevole, a decidere di investirla nella costruzione di un vero teatro popolare. L’idea era chiara: continuare la tradizione del ballo domenicale, ma anche ampliare l’offerta culturale cittadina, affiancando il Teatro Sociale, allora unica sala teatrale stabile di Varese.

Nacque così il Politeama in piazza XX Settembre, destinato a diventare per decenni uno dei principali luoghi di ritrovo del popolo varesino.
Questa origine spiega anche la singolare forma circolare dell’edificio, che richiamava volutamente il tendone da circo da cui proveniva la sua vocazione popolare. Non si conoscono però i nomi del progettista e del costruttore, né sono mai stati rinvenuti disegni architettonici originali.

Le cronache dell’epoca descrivono un edificio imponente: un altissimo cupolone, una grande sala da ballo, una sala per spettacoli, un salone-caffè, un ampio giardino e ambienti di riserva destinati a conferenze, mostre ed esposizioni. La capienza era straordinaria per l’epoca: circa duemila spettatori, distribuiti tra platea e palchi.

Nel primo Novecento il Politeama visse però una fase di declino: fu requisito dal Genio Civile come magazzino, quindi trasformato in deposito di ferramenta dalla ditta Bianchi e Zerboni e successivamente passò al signor Ferrari, proprietario del negozio di calzature Cima. Così rimase fino al secondo dopoguerra.

La rinascita arrivò grazie al varesino Armando Caravati, che lo trasformò in cine-teatro. Dopo vari ritardi tecnici, il Politeama riaprì ufficialmente nel 1949, inaugurato la sera del Sabato Santo con la Tosca di Puccini. Seguì una breve ma significativa stagione lirica.

Il 14 marzo 1966 un devastante incendio distrusse completamente la sala interna e la cupola. Nonostante tutto, la proprietà decise di ricostruire. Il nuovo progetto, affidato all’architetto Alziro Bregonzio, dovette però confrontarsi con le prescrizioni del Comune, che impose il recupero delle strutture superstiti.

Il risultato fu una trasformazione radicale: il Politeama perse la funzione teatrale e divenne definitivamente cinema, eliminando palcoscenico, fossa d’orchestra e camerini.

Il nuovo Politeama fu inaugurato il 14 novembre 1969 con una serata di gala e la proiezione del film Amore mio aiutami, con Alberto Sordi e Monica Vitti.

Per oltre quarant’anni rimase il cinema più prestigioso di Varese, fino alla chiusura nel 2008. Prima dell’apertura del Teatro Apollonio, il Politeama fu anche la principale sede cittadina per spettacoli teatrali, incontri pubblici, manifestazioni politiche, rassegne musicali e iniziative di beneficenza.

Ancora oggi, a distanza di anni dalla chiusura, il Politeama continua a vivere nella memoria collettiva come luogo simbolo della cultura popolare varesina, e non è un caso che si torni periodicamente a parlare di una sua possibile rinascita come spazio pubblico.