Il 22 dicembre 1927 Varese celebrò un momento significativo della propria storia sociale ed educativa con l’inaugurazione del nuovo edificio dell’Asilo Veratti, sorto tra via Como e via Cavour. Un evento che non rappresentò soltanto l’apertura di una nuova sede, ma sancì la continuità di una delle istituzioni più antiche e benemerite della città.
L’Asilo Veratti, infatti, è il più antico istituto d’infanzia di Varese. La sua prima inaugurazione risale al 13 giugno 1851, quando aprì le porte accogliendo 50 bambini bisognosi, in un’epoca in cui l’attenzione all’infanzia e all’istruzione dei più piccoli era ancora affidata soprattutto alla sensibilità di singoli benefattori e associazioni caritative. Fin dall’inizio, l’asilo si pose come presidio di assistenza, educazione e sostegno alle famiglie più fragili, diventando un punto di riferimento stabile per la comunità varesina.
La Grande Guerra segnò profondamente anche la vita cittadina e, nel dopoguerra, emerse con forza la necessità di rinnovare strutture e servizi sociali. In questo contesto maturò la decisione di costruire una nuova sede per l’Asilo Veratti, più ampia, moderna e adeguata alle esigenze di un numero crescente di bambini. La deliberazione ufficiale arrivò nel 1926, e il 21 novembre 1926 si tenne la solenne cerimonia di posa della prima pietra, alla presenza di Umberto di Savoia, segno dell’importanza attribuita all’iniziativa anche a livello nazionale.
I lavori procedettero speditamente e, poco più di un anno dopo, il 22 dicembre 1927, il nuovo edificio venne inaugurato ufficialmente. Alla cerimonia presenziarono le massime autorità civili e istituzionali, in un clima di partecipazione e orgoglio collettivo. L’apertura della nuova sede rappresentò non solo un traguardo edilizio, ma anche un investimento concreto nel futuro della città, fondato sull’educazione e sulla cura dell’infanzia.
A distanza di quasi un secolo, l’inaugurazione del nuovo Asilo Veratti rimane una pagina significativa della storia varesina: il racconto di come una comunità seppe rinnovare un’istituzione storica senza tradirne lo spirito originario, continuando a mettere i bambini – e il loro futuro – al centro della vita cittadina.