Il fascino della stazione perduta di Malnate Olona

Quasi nascosta nella valle, riposa un piccolo tesoro di ricordi e operosità lombarda. Meta di un turismo raccolto, di quelli poco conosciuti e affascinanti perché raccontano di una storia quasi dimenticata e mai adeguatamente raccontata. Testimonianza di come un paese alle porte di Varese sia stato un centro nevralgico di commercio, industria e manifattura di tutta la zona.

In queste valli sono allocate diverse rovine industriali, archeologia di un passato non troppo lontano e memoria di quella migrazione che vide migliaia di persone (provenienti da ogni regione d’Italia) recarsi nella provincia di Varese in cerca di lavoro. L’archeologia industriale è uno di quei settori ancora tutto da scoprire e rivalutare. E oggi, si parte da una piccola perla di questo campo.

La stazione di Malnate Olona era un importante scalo ferroviario posto lungo la linea Castellanza-Mendrisio, inaugurata nel 1904 e prolungata a Malnate nel 1916 per permettere il collegamento con la Svizzera. L’impianto venne attivato ufficialmente il 31 dicembre 1915 contestualmente all’inaugurazione della tratta da Cairate-Lonate alla Valmorea, avvenuta a d opera della Società Anonima per la Ferrovia Novara-Seregno.

Moltissimi sono sempre stati i frontalieri che si recavano nel territorio elvetico per lavoro e quest’importante opera rappresentava un mezzo di trasporto utile per questa tipologia di spostamenti. Tuttavia, l’avvento di nuovi mezzi di trasporto e i diversi accadimenti storici, ribaltarono tutto.

Dismessa per il servizio passeggeri nel 1939, a causa della Seconda guerra mondiale, chiuse definitivamente nel 1952. Sempre in quelli anni tutta la tratta venne arretrata alla stazione di Castiglione Olona ma dalle vicine officine meccaniche Luigi Conti, provviste di un binario dedicato, continuò a viaggiare un trattore diesel che portava le merci fino a Malnate.

In questo modo, si poteva garantire una modesta continuità di scambi tra le numerose aziende della zona con una tempistica relativamente breve. Il traffico merci cessò definitivamente nel 1977 a seguito della chiusura della cartiera Vita Mayer. Ebbe uno sprazzo di rinascita dal 2007 al 2013 come capolinea di treni turistici del Club del San Gottardo.

La stazione era caratterizzata da un ponte in ferro, successivamente sostituito, tipico delle architetture di inizio Novecento. Ad oggi, quello che rimane della stazione è un fabbricato viaggiatori, il binario di corsa, un binario di raddoppio ed un ulteriore binario tronco. Fortunatamente, non essa non versa in uno stato di abbandono tipico delle stazioni ferroviarie dismesse. Il lavoro dei tanti volontari è stato estremamente prezioso per preservare questo importante luogo.

In passato esisteva anche un magazzino merci ed un secondario binario tronco che raggiungeva le adiacenti aziende che sono stati purtroppo distrutti a seguito di diversi rifacimenti ed ampliamenti. Nulla però può togliere a quel fascino sospeso di un passato per noi lontano, dove esistevano professioni a noi completamente sconosciute e la tecnologia di oggi era fantascienza.
Un passato fatto di sudore, fatica e sacrificio. Fondamenta del nostro presente e del nostro benessere.