Il 20 giugno 1912 veniva inaugurato il Grand Hotel Campo dei Fiori, uno dei più straordinari capolavori del Liberty italiano e, ancora oggi, uno dei simboli più riconoscibili della storia turistica di Varese.
Arroccato a oltre mille metri di quota sul Monte Tre Croci, tra il Sacro Monte e il massiccio del Campo dei Fiori, l’albergo rappresentò il culmine di un progetto ambizioso che all’inizio del Novecento trasformò Varese in una delle mete di villeggiatura più eleganti d’Europa. Il complesso fu progettato dall’architetto Giuseppe Sommaruga, tra i maggiori interpreti del Liberty italiano, incaricato dalla Società Anonima dei Grandi Alberghi Varesini di realizzare un sistema turistico d’avanguardia comprendente il Grand Hotel, il Ristorante Belvedere e la funicolare che collegava il Vellone alla montagna.
Quando aprì le sue porte, il Grand Hotel disponeva di oltre duecento camere e offriva agli ospiti un’esperienza che oggi definiremmo esclusiva: aria pura, panorami spettacolari sui laghi e sulle Alpi, giardini curati e ambienti raffinati destinati a una clientela internazionale. Il turismo d’élite della Belle Époque trovò qui uno dei suoi luoghi simbolo.
Dal punto di vista architettonico, l’edificio è un autentico capolavoro. Sommaruga lo concepì come una grande struttura articolata in un corpo centrale e due ali asimmetriche aperte verso nord, quasi a evocare un’aquila in volo. Ancora oggi colpiscono i monumentali camini, i fregi color rosso porpora, le elaborate decorazioni in ferro battuto e i celebri doccioni a forma di drago realizzati dal maestro del ferro battuto Alessandro Mazzucotelli. Sul retro si apre il magnifico portico in pietra che sosteneva il salone delle feste, una delle immagini più iconiche dell’intero complesso.
Per oltre mezzo secolo il Grand Hotel fu il fiore all’occhiello del turismo varesino. Le due guerre mondiali ne interruppero solo temporaneamente l’attività; nel 1944 venne persino utilizzato come ospedale militare. Nel 1947 un incendio devastò l’ultimo piano, ma la struttura continuò a vivere ancora per alcuni anni. Fu invece il progressivo declino dei collegamenti, culminato con la chiusura della funicolare del Campo dei Fiori, a segnare l’inizio della sua parabola discendente. Nel 1968 l’albergo chiuse definitivamente.
Da allora il “gigante della montagna” ha vissuto decenni di abbandono. Molti arredi originali andarono dispersi e il tetto venne progressivamente occupato da antenne e ripetitori. Eppure il fascino del luogo non è mai svanito. Ancora oggi il Grand Hotel Campo dei Fiori domina il panorama varesino come un castello sospeso nel tempo, capace di raccontare un’epoca in cui la città guardava con fiducia al futuro e al turismo internazionale.
Negli ultimi anni sono tornate a circolare concrete ipotesi di recupero. La proprietà, la società Finalba Seconda, ha avviato studi e progetti per restituire una nuova vita al complesso, puntando a una riqualificazione rispettosa del suo immenso valore storico e architettonico. La sfida resta complessa, ma il sogno di vedere nuovamente illuminarsi le finestre del Grand Hotel non appartiene più soltanto alla memoria.
A centodiciquattro anni dalla sua inaugurazione, il Grand Hotel Campo dei Fiori continua a essere molto più di un edificio: è uno dei grandi simboli della Varese Liberty, della Belle Époque e della capacità di una città di immaginare il proprio futuro guardando dall’alto il mondo.



