Il miracolo della Madonna dell’Addolorata nel cielo di Varese

Il 30 maggio 1678 rimase impresso nella memoria religiosa e popolare di Varese come il giorno del cosiddetto “miracolo della Madonna dell’Addolorata”, episodio che per secoli alimentò la devozione verso una delle immagini sacre più amate della città. Protagonista della vicenda fu il gruppo scultoreo cinquecentesco della Beata Vergine Addolorata, conosciuto dai varesini anche come la “Madonna del Coro”. L’opera si trovava allora nel coro della Basilica di San Vittore, collocata al centro della scena del Calvario.

In quel periodo il clero cittadino aveva deciso di trasferire la statua, inizialmente destinata alla chiesa di San Lorenzo, e per questo venne organizzata una grande processione solenne che attraversò il borgo di Varese fino a Biumo Inferiore. Le cronache dell’epoca raccontano una partecipazione straordinaria: migliaia di fedeli accompagnarono il corteo religioso, insieme ai membri delle confraternite, chiamati allora “scolari”, e a numerosi pellegrini giunti persino da Milano. A guidare la processione vi era il prevosto Carlo Rancati.

Fu durante quel lungo corteo che accadde l’episodio destinato a entrare nella tradizione religiosa varesina. Nel cielo apparve infatti una stella insolitamente luminosa, visibile sopra la processione. Secondo i racconti tramandati nel tempo, il bagliore accompagnò il cammino dei fedeli e scomparve soltanto al rientro del corteo in Basilica. L’evento venne interpretato immediatamente come un segno celeste legato alla presenza della Vergine Addolorata. La forte partecipazione popolare e il clima di devozione che si era creato convinsero il clero varesino a non trasferire la statua nella chiesa di San Lorenzo.

L’Addolorata rimase così legata alla Basilica di San Vittore, diventando uno dei simboli religiosi più sentiti dalla comunità cittadina. In un primo momento il gruppo scultoreo fu collocato nella cappella di Santa Marta; successivamente trovò posto nella cappella accanto, nella navata destra della Basilica, dove la devozione popolare continuò nei secoli successivi. Ancora oggi questo episodio rappresenta una delle pagine più suggestive della storia religiosa di Varese, un racconto sospeso tra fede, tradizione e memoria collettiva, capace di attraversare i secoli e di conservare intatto il fascino di quel misterioso bagliore apparso nel cielo della città.