Il segreto del pavé del Corso nascosto sotto i nostri piedi

di Davide Sottocasa

Corso Matteotti, l’arteria principale del centro storico di Varese, è pavimentata con masselli di porfido rosa estratti dalle cave di Cuasso al Monte, in Val Ceresio. Si tratta di una roccia magmatica effusiva di età permiana (circa 275 milioni di anni fa), classificata come granofiro o granito granofirico. Questa pietra si caratterizza per il colore rosso-rosato, l’elevata durezza e la presenza di cavità miarolitiche.

L’utilizzo di questo materiale nella zona ha origini antiche: il Castello di Cuasso al Monte e la badia di San Gemolo a Ganna ne costituiscono importanti esempi medievali. L’estrazione per usi viari ed edilizi si intensificò però tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Le principali cave attive in quel periodo erano Cava Grande, Cava Maccal e Cava della Motta.

Nel 1900 il Comune di Milano concesse l’esercizio delle cave di Cuasso al Monte alla Società cooperativa lombarda per lavori pubblici e imprese agricole. Da quel momento ebbe inizio la produzione su larga scala dei masselli da pavimentazione, noti come “Pavé Milano”, lavorati manualmente dagli scalpellini. Intorno al 1910 fu realizzata una teleferica dalla Cava Grande fino a Porto Ceresio, da dove il materiale proseguiva via ferrovia verso Milano e Varese.

La pavimentazione in masselli di porfido di Corso Matteotti risale all’inizio del Novecento. In precedenza la via era nota come Corso Maggiore e successivamente come Corso Vittorio Emanuele. Si trattava di una strada carrabile con selciato tradizionale, percorsa anche dai tram fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. La pedonalizzazione definitiva arrivò solo negli anni Settanta.

La tecnica di posa su letto di sabbia, senza leganti artificiali, ha garantito a questi masselli un’eccezionale durabilità. Dopo oltre un secolo continuano infatti a caratterizzare Corso Matteotti e altre vie del centro storico, come Piazza del Podestà, Via del Cairo e Piazza XX Settembre.

Le cave di Cuasso al Monte rappresentano oggi uno dei pochi siti ancora attivi per l’estrazione di questo materiale locale, mantenendo vivo un legame storico e geologico unico tra Varese e la Val Ceresio.