La finezza di De Piante editore

di Maria Francesca Nicolò

Nel panorama dell’editoria contemporanea, dominato dalle logiche modaiole e del self- publishing, esiste un’isola felice che si ribella a tutto questo, in nome della letteratura e della sua bellezza. È la De Piante Editore, una realtà varesina che ha ridefinito il concetto stesso di editoria, proponendosi al pubblico non come un semplice marchio impresso sulla carta, ma come una vera e propria oasi per bibliofili e amanti delle lettere e dell’arte.
Nata dalla mente geniale e poliedrica di Cristina Toffolo de Piante, imprenditrice di successo con un’esperienza trentennale, la casa editrice poggia su un manifesto chiaro ed evocativo: “Pochi libri per pochi“. Un motto che non rappresenta una chiusura elitaria, bensì un nuovo modo di interpretare la pubblicazione letteraria in maniera elegante, unica e preziosa senza mai risultare vistosa o eccessiva. Insieme a figure di spicco del giornalismo e della critica culturale come Luigi Mascheroni e Angelo Crespi, la fondatrice ha dato vita a un progetto che unisce diversi elementi. La riscoperta di testi dimenticati, brevi saggi storico-critici, lettere inedite e prose d’arte della grande letteratura italiana e internazionale e quindi la successiva creazione di un libro come opera d’arte: un prodotto in cui inchiostri, legature e carte pregiate trasformano la lettura in un’esperienza tattile e visiva.
Ogni volume è impreziosito da una sovracopertina disegnata appositamente da un artista contemporaneo, rendendo ogni singola uscita un pezzo da collezione a tiratura limitata.
La filosofia della De Piante Editore mira alla continua ricerca, intercettando opere capaci di lasciare il segno, proprio come l’ultimo, attesissimo lavoro del giornalista, critico e docente universitario Matteo Inzaghi: Flashback. Il cinema americano come riflesso politico-culturale degli anni Ottanta. Il volume, arricchito dalla prestigiosa prefazione di Marcello Foa, rappresenta un viaggio profondo e analitico all’interno di un decennio che ha plasmato in modo irreversibile l’immaginario collettivo globale. Molto lontano dall’essere una semplice operazione nostalgia o un catalogo di pellicole cult, l’opera del giornalista indaga il cinema e la televisione dell’era reaganiana sotto la lente di ingrandimento di un potente specchio sociopolitico. Attraverso titoli iconici che hanno ridefinito i linguaggi visivi, l’autore approfondisce i contrasti culturali, le tensioni, i sogni di celluloide e le luci al neon di un’epoca che, in fondo, non è mai davvero finita. L’opera ha già riscosso un notevole successo di pubblico e critica nelle sue presentazioni istituzionali, tra cui quella tenutasi nella sala stampa della Camera dei deputati a Montecitorio e l’incontro accademico all’Università dell’Insubria.
Con quest’ultima fatica, la De Piante Editore conferma la sua vocazione: dimostrare che la saggistica e la letteratura, quando vestite della cura tipografica più raffinata e guidate da uno sguardo critico acuto, sanno restituire al lettore il sapore intramontabile del tempo. Ridefinendo e ribadendo l’importanza della cultura in quanto strumento indispensabile per la crescita umana.