ACCADDE OGGI – 26 GIUGNO 1960 Ultimo rombo di motori sulla leggendaria Varese-Campo dei Fiori, l’iconica corsa automobilistica in salita che per decenni ha infiammato il cuore della città e acceso i riflettori su uno dei luoghi più affascinanti del nostro territorio. Oggi, a distanza di 64 anni, riviviamo quella magia attraverso i ricordi di Paolo Moneta, nipote del commendator Giulio Moneta, storico proprietario del Grand Hotel Campo dei Fiori, e della sua mamma Maruska. Un racconto denso di emozioni, aneddoti, immagini vivide e sorrisi di un’epoca che sembra lontana, ma che vive ancora in chi l’ha amata.
Il Grand Hotel
Salire al Grand Hotel per Paolo, bambino di 7 anni nel 1953, significava entrare in un mondo fatto di panorami mozzafiato, corse su per le scale proibite ai piccoli, gare per scorgere la Madonnina in lontananza, estate dopo estate, fino a 15 anni di vacanze indimenticabili. Il Grand Hotel, inaugurato nel 1912, progettato dal Sommaruga e collegato da tram e funicolare, ospitava nobili, borghesi, il Re di Danimarca, danze, feste, e momenti da cartolina. Poi, dagli anni ’30, diventò il regno del commendator Moneta, che lo trasformò anche in un rifugio familiare: un quarto piano interamente riservato ai Moneta, 40 persone tra figli, nipoti e bambinaie, pranzi in tavolate a ferro di cavallo e mini-olimpiadi tra cugini. Tra teatro, giochi e corse C’erano corsi di teatro, passeggiate corali, gite alla Punta d’Orino e perfino una proposta di matrimonio approvata dopo un pic-nic strategico. La vita al Grand Hotel era un film in bianco e nero dal cuore caldo.
La Corsa Varese-Campo dei Fiori
Voluta fortemente dal commendator Moneta per rilanciare l’albergo, si corse per la prima volta nel 1931. Dopo una pausa, riprese nel 1950 per altre cinque edizioni. L’ultima, il 26 giugno 1960, fu anche la più emozionante per la famiglia: lo zio Antonio “Toto” Moneta, settimo figlio, ottenne uno straordinario secondo posto di categoria sulla sua Cisitalia, tra bolidi Alfa Romeo, Bugatti, Ferrari e Fiat 500 assetate di gloria. Anche il Giro d’Italia nel 1957 salì fin lassù. Le telecamere puntate sull’albergo promettevano visibilità nazionale. Ma la pioggia e la nebbia rovinarono tutto. Solo all’ultima curva si intravide Charly Gaul, maglia rosa e vincitore. Il Grand Hotel perse, ancora una volta, il suo rilancio.
Il declino
Nel 1958 chiuse la funicolare. Nel 1968 chiuse anche l’albergo. L’arredo era vecchio, la struttura necessitava di troppi lavori, il turismo cambiava, e la politica (purtroppo) non aiutò. Nonostante progetti, sogni e tentativi (un casinò, appartamenti, centro congressi…), nessuna soluzione venne approvata. E così, negli anni ’80, la famiglia Moneta vendette la proprietà alla famiglia Castiglioni. Una storia che merita di essere letta Perché è una storia di famiglia, di Varese, di una stagione d’oro, di motori e montagne, di emozioni vere.