La leggenda del fantasma di Manigunda, principessa dei Longobardi

Di Dario Crespi - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=84954317

“A Colei che vive in cielo. Concedimi la vita oh Signora, prometto che consacrerò a te la mia esistenza e per te fonderò un monastero”.

È iniziata con una visita guidata, quasi per caso: ed è scaturita la voglia di approfondire, di indagare e comprendere oltre tutti i racconti tramandati e raccolti nei secoli.
Perché, soprattutto in questo caso più che in molti altri, leggenda e realtà diventano quasi tutt’uno a tal punto che il confine tra di esse pare sia straordinariamente labile.
Tutto nasce da una figura, fin dalle sue origini, misteriosa e quasi evanescente.
Manigunda: la protagonista e benefattrice che fondò il monastero di Santa Maria Assunta a Cairate, spinta dalla devozione e riconoscenza per una guarigione miracolosa. Un fatto suggestivo e apparentemente inspiegabile. La giovane apparteneva ad una potentissima famiglia e si racconta fosse addirittura una principessa dei Longobardi.
Alcune vicende storiche e i luoghi stessi della vicenda sono veri come la sorgente e il
convento, mentre riguardo il personaggio di Manigunda vi sono pareri discordanti correlati però da fatti e prove verificabili.
La storia nasce da un dolore profondo e senza rimedio, che tormentava anima e corpo della donna (forse di natura renale, ma su questo sono narrate versioni diverse e variegate), che venne guarito inspiegabilmente dopo aver bevuto acqua presso la fonte di Bergoro, una contrada di Cairate.

Ancora oggi, è possibile visitare questo posto, allocato in mezzo al verde delle colline del Seprio. La leggenda lo ha trasformato in una meta turistica e al tempo stesso affascinante: moltissimi curiosi vi si recano per vedere i luoghi protagonisti di quella che è parte integrante della storia di Cairate. Convinta della natura miracolosa e fremente di gioia per questa guarigione, Manigunda decise di prendere i voti e fondò il monastero.
Testimonianze e studi attestano la fondazione nell’anno 737 d.C., e fin da subito esso si rivelò un centro nevralgico e importantissimo per la zona. Non solo religioso, ma anche strategico e di supporto alla comunità. Ovviamente il complesso subì diversi interventi nei secoli, sia di ampliamento che ristrutturazione.

La sua imponenza, visibile tutt’oggi, ne suggerisce una costruzione con considerevole
dispiego di mezzi e persone: segno che, sicuramente, la committenza appartenesse con molta probabilità all’alta nobiltà (per non dire anche di stirpe reale). Inoltre, durante le diverse campagne di scavo sono stati ritrovati numerosi oggetti appartenuti alle monache: monili, accessori e suppellettili di pregio. Un chiaro segno che le monache appartenessero a famiglie altolocate.
Non era cosa inusuale che le giovani nobildonne fossero indirizzate (e spessissimo obbligate) ad intraprendere la vita monacale; tuttavia, le più abbienti potevano godere di alcuni privilegi, come custodire alcuni oggetti a loro cari a mo’ di corredo.

Manigunda, così racconta la leggenda, divenne badessa del monastero e poté godere di alcune deroghe come portare i lunghi capelli e vestire abiti di foggia regale. Tuttavia, la donna si dimostrò sempre caritatevole e magnanima con tutte le persone che si recavano in visita a soggiornavano al monastero.
Storicamente non vi sono tracce o reperti che attestino con certezza l’esistenza di questo personaggio, eppure durante alcuni scavi avvenuti nel 500 vennero ritrovati alcuni teschi e di un sarcofago che racchiudeva il corpo di una donna elegantemente vestita.
Testimonianza ulteriore di come tutta la vicenda sembra racchiudere una sua verità, tutta da scoprire.
Chiunque abbia visitato il monastero di Cairate o la fonte può affermare quanto il luogo racconti e trasmetta qualcosa: suggestione? Fantasia o una storia raccontata per suscitare curiosità ed alimentare mistero?
Non abbiamo un ritratto di lei, un atto di nascita o uno scritto: come un atto di fede, tocca ad ognuno di noi credere se sia mai esistita o meno.
Eppure, entrando in questo luogo sacro, non si può non considerare quanta devozione vi sia stata nella sua creazione, anche perpetrata attraverso i secoli. Chiunque lo abbia progettato e ne abbia permesso la realizzazione ha voluto rendere omaggio con grande riconoscenza.
Manigunda potrà essere stata una principessa, una nobildonna, una badessa o persino un fantasma: per tutti rimarrà, per sempre, il mistero della valle.
Quello che spinge a volere scoprire una traccia in più di quanto già conosciuto.
Alla ricerca di una verità che, forse non sapremo mai.

Francesca Nicolò