La responsabilità di essere la Città Giardino si ferma davanti a cinque cedri

Sarebbe come se il sindaco di Venezia decidesse di interrare un canale dopo l’altro perché qualcuno potrebbe cadere in acqua. I canali comportano un rischio, così come i grandi alberi comportano responsabilità. Ma sono anche ciò che rende Venezia Venezia. Esattamente come gli alberi rendono Varese la Città Giardino.

Da settimane in città si discute del destino di cinque cedri secolari che sorgono all’interno di una proprietà privata lungo viale Aguggiari, uno dei viali storici della città. Il Comune ne ha autorizzato l’abbattimento ritenendo prevalente il principio di sicurezza, mentre cittadini e professionisti del settore hanno chiesto di fermare le motoseghe e valutare soluzioni alternative. È nata una petizione che ha superato le 1.300 firme, sostenuta dall’arboricoltore Giaime Pratella, e nei giorni scorsi si è tentato un ultimo confronto con il sindaco Davide Galimberti, l’assessore Nicoletta San Martino, il capogruppo Pd Giacomo Fisco e il dirigente comunale Pietro Cardani. Ma la riunione si è conclusa senza modificare una decisione che, salvo colpi di scena, sarà eseguita sabato 4 luglio.

È qui che la vicenda riguarda tutta la città. Il problema, infatti, non sarebbe la stabilità dei cedri, ma il possibile cedimento di alcune grandi branche sviluppatesi dopo vecchi interventi di capitozzatura. Proprio per questo, secondo chi si è battuto per salvarli, sarebbe stato opportuno eseguire verifiche specialistiche in quota sulla struttura interna delle piante e valutare interventi mirati di mitigazione del rischio prima di arrivare all’abbattimento.

Amministrare la Città Giardino significa assumersi la responsabilità del suo patrimonio arboreo. Se ci si vanta del verde di Varese, quella responsabilità non può limitarsi al numero degli alberi piantati. Deve tradursi nella capacità di conservare quelli che hanno costruito l’identità della città, monitorandoli e intervenendo quando il rischio può essere ridotto.

Anche perché il numero degli alberi dice poco sulla qualità del verde urbano. I benefici maggiori arrivano dai grandi esemplari: sono le loro chiome ad assorbire più anidride carbonica e polveri sottili, mitigare il caldo estivo, trattenere l’acqua piovana e sostenere la biodiversità. Un giovane albero impiega decenni per offrire gli stessi servizi.
I cinque cedri di viale Aguggiari, piantati oltre un secolo fa durante lo sviluppo della Varese liberty, fanno parte di questo patrimonio.

Il timore è anche che diventino un precedente. Negli ultimi anni si sono già susseguiti gli abbattimenti di molte piante importanti che hanno alimentato un dibattito sempre più acceso sulla gestione del verde storico. Fa riflettere anche il cambio di prospettiva della politica. Quando il Partito Democratico era all’opposizione, il solo annuncio del taglio dei cipressi dei Giardini Estensi scatenò una dura battaglia che portò l’amministrazione leghista a rivedere il progetto. Oggi gli schieramenti si sono invertiti, ma non l’esito.

Sabato non ci sarà alcuna manifestazione organizzata durante l’abbattimento delle piante. Le parole, ormai, sono finite. Resta però un seme. Se saranno i varesini a raccoglierlo e a far sentire la propria voce, la storia dei cinque cedri potrebbe diventare qualcosa di più di una protesta.