L’abbraccio di Varese a Simone Magrin

Da Varese a Mindelo, passando per una vita spesa tra comunicazione, volontariato e relazioni costruite in ogni luogo in cui aveva scelto di fermarsi. L’ultimo viaggio di Simone Magrin si è concluso questa mattina nella chiesa di San Carlo, dove familiari, amici e tanti rappresentanti delle associazioni hanno dato l’estremo saluto al giornalista varesino scomparso improvvisamente a 44 anni mentre viveva nell’arcipelago di Capo Verde.

La cerimonia si è aperta con le parole del padre Maurizio, che ha scelto di ricordare il figlio ripercorrendone la vita attraverso episodi, incontri e passioni. Un racconto che ha accompagnato i presenti ben oltre il rito religioso, restituendo il ritratto di un uomo che aveva saputo lasciare un segno nei tanti ambienti che aveva frequentato.

Dopo l’esperienza nelle televisioni locali, tra cui Rete55, Simone aveva trasformato la passione per i viaggi in una scelta di vita, stabilendosi a Mindelo, sull’isola di São Vicente. Qui lavorava nel settore dell’ospitalità e della comunicazione, collaborando anche con realtà del territorio e continuando a promuovere iniziative di solidarietà e raccolte fondi a sostegno della comunità locale e dei bambini più fragili.

Tra i banchi della chiesa sedevano i rappresentanti della Protezione civile Lombardia e numerosi amici del mondo Lions e Leo, di cui Simone aveva fatto parte. Nel loro ricordo è stato richiamato anche il verso che accompagna da anni il movimento: «Una nuova vita come un fiore sboccerà», affidando a quelle parole il senso di un arrivederci.

Al termine della cerimonia sono state le note di Io vagabondo dei Nomadi a chiudere il saluto. Un brano accolto da un lungo applauso, quasi a riassumere il percorso di chi aveva fatto della curiosità verso il mondo e dell’incontro con le persone la cifra della propria esistenza.

Nei giorni scorsi il padre aveva affidato a una lunga lettera, il ricordo del figlio. Un testo che ripercorre il suo impegno nel volontariato, dalle esperienze con Lions, Avis e Aido fino alla Croce Rossa a Capo Verde durante la pandemia, raccontando la stessa generosità che questa mattina ha riunito nella chiesa di San Carlo persone provenienti da percorsi molto diversi, accomunate dal desiderio di salutarlo un’ultima volta.