L’anima varesina di Ornella Vanoni

di Virginia Redaelli

Ogni territorio custodisce chicche da svelare, curiosità nascoste da andare a ricercare. Varese non è certo da meno. La Città Giardino conserva con discrezione ricordi che scorrono sotto la superficie, come fili sottili capaci di tenere insieme passato e presente.
Tra questi spicca un volto noto all’intero Paese, scomparso di recente: Ornella Vanoni.

Spolverando la memoria di questa frazione lombarda, appare lei, una delle voci più iconiche della musica italiana, che proprio qui, lontano dai riflettori, ha trovato un frammento importante della sua vita e della sua identità.
Una giovanissima Ornella approda a Varese durante la Seconda Guerra Mondiale. Insieme alla famiglia, e al rumore sordo dei bombardamenti tedeschi, trascorre un periodo come sfollata nel nostro comune, prima di ristabilirsi nella sua città natale: Milano.


Oltre a questo contatto, indubbiamente travagliato, ricordiamo anche un legame familiare con Varese, rappresentato da una zia: figura, proprio come l’amata nipote, singolare già a partire dalla sua età anagrafica. Si contano infatti più di cento candeline sulle sue torte di compleanno e, nonostante ciò, durante una visita nel periodo natalizio, riesce comunque a offrire una calda tazza di tè alla parente.

Altri dolci e calorosi aneddoti vengono riportati da una figura di rilievo per la storia e la tradizione varesina: Mauro della Porta Raffo. L’incontro tra Ornella Vanoni e la famiglia della Porta Raffo si concretizza grazie alla passione di una ragazza: Alexandra della Porta Rodiani.

Classe 1971, primogenita di Mauro, è innamorata da sempre della valenza artistica del balletto. Il suo entusiasmo per la danza — autentico, disciplinato, totale — le apre un varco privilegiato nel mondo delle scarpette dalla punta arrotondata e dei plié straordinari. Alexandra riesce così a entrare in contatto, diventandone in seguito segretaria, con Rudolf Nureyev, leggenda assoluta del Novecento.
E, come spesso accade, gli incontri generano altri incontri.
Attraverso la vicinanza con il grande ballerino, la famiglia Raffo incrocia il cammino di Ornella Vanoni: una scoperta naturale, quasi inevitabile, che nel tempo si trasforma in amicizia, confidenza, presenza reciproca. Tanto da passare il 25 dicembre insieme.

Si instaura così una connessione tra sfere artistiche diverse.
Note musicali cominciano a riempire gli spazi in cui si possono trovare iniziative e incontri culturali. Tra i più rinomati vi sono i Salotti, fondati da Mauro della Porta Raffo. Nascono grazie alla visione condivisa di alcuni amici, mossi dal desiderio di offrire a chi avesse una passione specifica uno spazio dove raccontarsi, confrontarsi, far emergere il proprio mondo interiore.

L’idea, semplice e al contempo potente, è quella di trasformare la città in un luogo di dialogo e scoperta, dove l’ordinario possa incrociare l’eccezionale.
Nel 1999, desideroso di ampliare questi orizzonti, Della Porta estende il progetto a un livello più internazionale, invitando personalità di rilievo, a partire dal giornalista Vittorio Feltri, per poi proseguire con Gad Lerner, Jas Gawronski e numerosi altri artisti e intellettuali. I caffè varesini — in particolare lo storico Zamberletti — diventano così un laboratorio vivo e pulsante, teatro di incontri che avrebbero lasciato tracce profonde.
La Vanoni diventa una presenza assidua dei Salotti, luoghi in cui il pensiero e la parola si mescolano, dove la cultura si fa esperienza condivisa. Tra i suoi interventi più memorabili spicca quello del 2013 presso la Biblioteca Civica di Varese, in occasione della presentazione del proprio libro autobiografico Una bellissima ragazza. La mia vita.
Non meno significativo è il docu-film Ornella Vanoni: ricetta di donna (2013), scritto da Alexandra della Porta e prodotto dall’attività culturale UnicamenteMusica, che racconta la vita della cantante attraverso una lente di intimità poetica e originale.
E così, tra una zia ultracentenaria, una profonda passione per la danza classica e una trama di amicizie nate quasi per caso, Varese rivela uno dei suoi capitoli più segreti e nascosti. La presenza di Ornella Vanoni nella Città dei Laghi non è soltanto un gesto di cortesia, ma la risonanza di una storia personale che da sempre la lega — è proprio il caso di dirlo — anche se in punta di piedi, a questa città.