Le cinque anime di Dino Azzalin

Foto di Mario Chiodetti, gentilmente concessa dall'autore

di Carla Tocchetti

Se ci fosse la possibilità di ingrandire al microscopio le pagine dell’ultimo libro di Dino Azzalin, AN(n)ime ANimi, scorrendo in profondità dalle frasi alle parole, entrando dentro le radici semantiche, nel vivo dei segni che le rappresentano, potremmo dire di aver compiuto una sorta di viaggio a ritroso nella evoluzione stessa dell’uomo. Con un po’ di immaginazione raggiungeremmo quel primo sussulto primordiale che ha distinto l’uomo dagli altri esseri viventi: l’impulso di comunicare e creare relazioni. 

E forse è proprio questa la radice del desiderio, di coinvolgere e collegare, l’affascinante viaggio a cui invita la scrittura di Dino Azzalin. Un viaggio nei ricordi e nelle emozioni di una vita, nelle parole e negli sfridi dei suoi significati, grondanti di complessità, esperienze e citazioni. 

Difficile sintetizzare in poche parole l’universo azzaliniano e restituire ai lettori qualche indicazione in vista della presentazione a Brebbia in Villa Terzoli ( 29 marzo ore 18.00) ultima tappa in provincia prima di proseguire con Milano e la Sicilia (con l’editrice catanese Prova d’Autore).  La sensazione è quella di trovarsi difronte ad almeno cinque vite (o anime) in una. 

Nell’infanzia di Azzalin c’è lo strappo vissuto dalla famiglia di origine, emigrata negli anni ’60 dalla poverissima campagna veneta all’operosa Lombardia. Un racconto affidato alle intense parole nel pluripremiato “Acqua e Zucchero”, volume che corona un percorso da narratore di storie. Il ragazzo Azzalin sarà per tutta la vita grato dell’accoglienza che Varese gli ha dimostrato, una città che non ha mai negato, a chi si rimbocca le maniche, di qualsiasi provenienza sia, la libertà di esprimersi e costruire. 

Nasce in gioventù la fascinazione di Azzalin per gli studi scientifici che spiegano il funzionamento della natura umana e che culminano nella sua formazione da medico chirurgo odontoiatra. La sua carriera da professionista corre di pari passo al desiderio di restituire il frutto del talento a chi è meno fortunato. Amante delle esplorazioni e dei viaggi che affinano una sensibilità non comune, Azzalin orienta La sua attenzione all’Africa, alla necessità di donare speranza e creare sviluppo. Fonda il progetto Amici per l’Africa: in quarant’anni di “pendolarismo solidale”, con il coinvolgimento di amici e colleghi e altre reti associative, riuscirà a realizzare presidi medici, ospedali e scuole di odontoiatria in Algeria, Kenia e Tanzania. 

L’amore per Varese, dove risiede con la sua famiglia in una bellissima casa che guarda il lago, è un punto fermo, capace di originare progetti culturali straordinari e coinvolgenti. Poeta egli stesso, colto e raffinato, Azzalin concepisce anche la poesia come fenomeno plurale, non individuale. Da anni anima una preziosa comunità di poeti che conta numerosi esponenti, grazie alla quale ha potuto realizzare, tra i vari progetti, la celebre Notte dei Poeti, una performance teatralizzata capace di trasformare per una notte Varese nella Città della Poesia, se pensiamo alle 1500 persone sedute su un prato a Villa Toeplitz la sera del 10 agosto scorso, ad ascoltare le voci dei poeti. 

La sua frequentazione con l’ambiente letterario e in particolare poetico, lo porta negli anni ‘90 a raccogliere l’importantissima eredità storica della Editrice Magenta, oggi NEM. Una decisione nata dalla volontà di condividere e trasmettere bellezza, mantenendo in vita una realtà di grandissimo prestigio per la città di Varese. Nata ai primi degli anni ’50 dall’esperienza di Bruno Conti, docente di lettere milanese trasferitosi a Varese, con Luciano Anceschi, professore di Estetica a Bologna, quella che era poco più che una cartolibreria si trasforma in casa editrice pubblicando fra gli altri il primo Pasolini in lingua italiana, ma anche Zanzotto, Erba, la Merini, la Spaziani, Scotellaro, Turoldo, e i varesini Giacomo Campiotti e Luciana Guatelli. 

“Ho vissuto appieno tutta la vita, posso dire di avere attraversato i suoi abissi e i suoi sogni. In questo libro ho voluto fermare lo sguardo sui frammenti messi da parte in una vita. Anche ciò che sta ai margini, la spazzatura, le storie interrotte, posseggono un’anima. Ciò che resta sono le piccole emozioni, che rivelano l’essenza della vita stessa e permettono la relazione con gli altri.” dice Azzalin commentando il titolo del volume. “Sono felice di avere dato nel corso della mia esistenza tutto quello che potevo: anche se la morte mi accompagna tutti i giorni, resto profondamente innamorato della vita”.