Il 27 marzo 1917 ci lasciava Giuseppe Sommaruga, maestro indiscusso del Liberty italiano

da Le STRADE DELLA MEMORIA
Rubrica a cura di Fausto Bonoldi

Celebrato nel 2017, nel 150° anniversario della nascita, con una mostra a Palazzo Lombardia nella sua Milano e con la riapertura straordinaria del suo capolavoro varesino, il Grand Hotel del Campo dei Fiori, preso allora d’assalto dai visitatori, Giuseppe Sommaruga resta il maestro indiscusso del Liberty italiano. A Santa Maria del Monte, Varese lo ricorda anche con una via che conduce verso la zona del Santuario e di piazzale Pogliaghi.

Nato a Milano l’11 luglio 1867, Sommaruga fu allievo di Camillo Boito all’Accademia di Brera e si impose giovanissimo all’attenzione della critica già nei primi anni Novanta dell’Ottocento. La sua fama si consolidò poi definitivamente con il progetto di Palazzo Castiglioni a Milano, realizzato tra il 1901 e il 1903, considerato una delle opere simbolo del Liberty italiano.

La critica gli riconosce un ruolo unico nel panorama nazionale: Sommaruga seppe infatti dare vita a un linguaggio personale, potente, plastico, monumentale e insieme moderno, capace di coniugare decorazione e funzione. Per questo la sua presenza a Varese non rappresenta solo una pagina importante della storia urbanistica cittadina, ma un patrimonio identitario che ha trasformato la città in uno dei luoghi più significativi del Liberty lombardo.

Fu grazie alla collaborazione con l’ingegnere Giulio Macchi e alla grande stagione dello sviluppo turistico varesino che Sommaruga lasciò qui alcune delle sue opere più celebri. Tra il 1908 e il 1913 progettò il complesso del Campo dei Fiori e quello di Colle Campigli: il Grand Hotel Campo dei Fiori, il Palace Hotel e il Kursaal, oltre a strutture collegate come le stazioni delle funicolari e altri edifici di servizio. Il Grand Hotel fu inaugurato nel 1912, mentre il Palace entrò nella nuova stagione del turismo varesino negli anni immediatamente successivi.

Nello stesso contesto nacque anche il Kursaal di Colle Campigli, destinato a casa da gioco, ristorante e teatro, elemento centrale della Belle Époque varesina. Quel complesso subì poi le conseguenze del bombardamento alleato del 30 aprile 1944 contro gli impianti Macchi, e le parti più danneggiate vennero in seguito demolite.

L’impronta di Sommaruga, però, non si esaurisce nei grandi alberghi. Il suo stile si ritrova anche in ville costruite alle pendici del Campo dei Fiori e in altri edifici varesini, frutto di una stagione architettonica che rese la città una vera capitale del Liberty. Ancora oggi il suo nome è legato all’idea di una Varese elegante, panoramica, internazionale, proiettata verso il turismo e la modernità.

Giuseppe Sommaruga morì a Milano il 27 marzo 1917, non ancora cinquantenne. Riposa al Cimitero Monumentale della sua città. A oltre un secolo dalla morte, la sua eredità continua a vivere soprattutto a Varese, dove i suoi edifici raccontano ancora una stagione irripetibile di bellezza, ambizione e fiducia nel futuro.