L’Editoriale di Marco Tavazzi
Le elezioni comunali a Varese si avvicinano. Tra poco più di un anno, l’anno simbolico del centenario dell’istituzione della provincia di Varese e dell’elevazione di Varese a capoluogo, i cittadini saranno chiamati alle urne.
Fervono da tempo i preparativi per questo appuntamento, nelle ultime settimane si è avuta un’accelerazione. Per quanto riguarda i nomi di potenziali candidati sindaci ne girano già tantissimi, e quindi sorge spontaneo chiedersi – una domanda che in realtà non è nuova, è sempre la stessa e rimane ogni volta senza risposta – è più importante il nome o il programma?
In coro, quasi tutti diranno il programma, anche se la maggior parte delle energie di tutti gli schieramenti verrà utilizzata per trovare l’accordo sul nome. Dopodiché attorno al nome verrà costruita una campagna di comunicazione.
Negli ultimi decenni le strategie fondate sulle idee e sui programmi sono state sostituite dal marketing elettorale. La comunicazione senza contenuti, tuttavia, rappresenta una grave perdita per la politica e quindi per tutti i cittadini: dal punto di vista valoriale, viene meno la carica ideale che dovrebbe essere alla base del fare politica, mentre dal punto di vista dell’attività amministrativa, vengono spese più energie per la propaganda elettorale piuttosto che per studiare e proporre progetti per il futuro del territorio.
In occasione della prossima tornata elettorale, ci auguriamo quindi che ci sia meno marketing e più confronto sui contenuti: che sia vero confronto e non scontro e che metta al centro il bene di Varese.
Vogliamo sentire parlare la politica, ma quella vera, con la P maiuscola, che ha attinenza con la vita pubblica, la vita della polis. O, per dirla come già lo disse oltre cento anni fa un grande protagonista della vita pubblica e giornalistica varesina, Giovanni Bagaini, vogliamo sentire parlare di idee.
Il fondatore della Cronaca Prealpina, nell’editoriale sul primo numero del nuovo giornale, scriveva:
«Per questo deve essere aperto alla discussione, ma sempre nel campo sereno delle idee, senza curarsi, per nulla trascurando, di piccinerie e di ambizioncelle, di persone individue, che nella gran massa scompaiono: senza polemiche astiose e noiose…» (il Programma, Cronaca Prealpina, 2 dicembre 1888).
Un passaggio molto interessante, dove emerge l’onestà intellettuale di Bagaini, la fermezza con cui avrebbe difeso nei decenni a venire la necessità di tenere aperto e vivo un confronto dialettico, che andasse oltre gli steccati ideologici, per il bene di Varese.
Un po’ di questo spirito bagainiano servirebbe oggi sulla scena politica varesina, dove troppo spesso si vedono chiusure tout court e mancanza di dialogo tra le parti. Il dialogo e il confronto civile e costruttivo, anche e soprattutto tra avversari, può rappresentare l’occasione per il rilancio del territorio. Tuttavia, oggigiorno, è qualcosa di molto raro, sulla scena locale come su quella nazionale.