di Carla Tocchetti
Abbiamo imparato più e meno tutti, da piccolini, la filastrocca “Stella, stellina, la notte si avvicina” scritta da quella “zia Lina”, che conosciamo come autrice di poesie per l’infanzia. Ma quanti sanno che in realtà a scriverla è stata Lina Schwarz, una delle figure chiave della battaglia femminile in Italia?
Nata nel 1876 Lina fu scrittrice, ma anche pedagogista, docente, promotrice culturale, traduttrice e sostenitrice antroposofa, attivista per la pace, e soprattutto fautrice di un nuovo sistema educativo “da donna per le donne”.
Sin da giovanissima, Lina cresce avvolta da una sorellanza a tutto tondo che la forma e la ispira. La madre, Fanny Jung, di origini ebree e mezzi cospicui grazie al matrimonio con l’importatore di pellami ungherese Edmondo Schwarz, è figura centrale, il cui amore per la cultura diventa un pilastro della formazione dei quattro figli.
Quando Lina, a causa di problemi di salute, non riesce a frequentare le scuole pubbliche, Fanny costruisce per lei un progetto di homeschooling, scegliendo i migliori tutor. Con la sorellina Lucia il legame si fa ancora più forte. Grande è il senso di gratitudine e desiderio di restituzione che resteranno incisi per sempre nel cuore di Lina: nessuna donna deve restare indietro rispetto all’istruzione, indipendentemente dalla condizione in cui si trova.
Nella Milano degli inizi del Novecento, Lina entra in contatto con il mondo delle associazioni femminili, dove trova ampia condivisione di pensiero. Partecipa attivamente all’Unione Femminile Nazionale, impegnandosi per la salvaguardia dei diritti delle lavoratrici – operaie, maestre, impiegate – e per l’affermazione del valore sociale della maternità. L’attivismo si fa concreto e lascia un segno profondo in lei attraverso l’esperienza con l’associazione La Fraterna, creata nel 1902 dall’Unione Femminile dopo lo sciopero delle piscinine, contro le terribili condizioni di lavoro e di vita delle bambine operaie nel settore moda. Durante lo sciopero, l’Unione chiede alla Camera del Lavoro di Milano di aprire la propria sede alle bambine e con La Fraterna propone loro corsi di economia domestica, calligrafia, cura dell’infanzia, pronto soccorso. È qui, in mezzo a bambine e adolescenti, che Lina scopre la sua vocazione più autentica: parlare alle giovani generazioni, educarle alla libertà interiore, al potenziale creativo, al pensiero critico.
Quando dal 1911 La Fraterna si rivolge anche a ragazze più grandi e a donne adulte, Lina Schwarz si occupa, in particolare, della costituzione di una biblioteca. Sempre presso una sede milanese dell’Unione, Lina collabora con il “Patronato dei minorenni condannati condizionalmente” fondato nel 1908 con lo scopo di affiancare ad ogni minore condannato un tutore volontario che con assidua azione tutelare e educativa lo assista e lo sorregga durante tutto il periodo di sospensione della pena (come riporta il Corriere della Sera). Con l’Associazione Scuola e Famiglia, inoltre, Lina Schwarz collabora per creare doposcuola e asili per madri lavoratrici.
Il suo impegno non è isolato: si confronta con alcune delle figure più rilevanti del femminismo italiano sui temi del pacifismo e dell’educazione, tra cui Rosa Genoni. Anni dopo, nel 1921 sarà tra le cinque donne che rappresentano l’Italia al congresso della WILPF Women’s International League for Peace and Freedom a Vienna. Per Lina, emancipazione femminile e pacifismo sono parte di un’unica missione: costruire un mondo fondato sulla cura per l’altro, sulla responsabilità e sulla dignità umana.
Una svolta importante arriva nel 1913, quando si avvicina al pensiero di Rudolf Steiner, che incontra a Milano e con il quale ha un contatto diretto essendo di madrelingua tedesca. La filosofia del dottor Steiner — che propone un’idea di donna pienamente paritaria, portatrice di un principio spirituale essenziale per l’equilibrio sociale — risuona profondamente in Lina. Da allora traduce i suoi testi, fonda con Charlotte Ferreri il primo gruppo di studi antroposofici a Milano, presenta le riflessioni steineriane al Lyceum di via Orso, nel 1923 rappresenta l’Italia, insieme ad altri, al “Convegno di Natale” a Dornach, evento di fondazione della Società Antroposofica Universale.
Dal 1933 e fino alla sua sospensione nel 1941 per decisione fascista, Lina Schwarz sarà presidente della sezione milanese della Società Antroposofica.
L’approccio di Lina Schwarz sui temi dell’educazione è così innovativo che persino Maria Montessori utilizza i suoi testi nelle prime pubblicazioni del suo Metodo. Intanto Lina, autrice ispirata e fertilissima, pubblica per Mondadori numerosi libri destinati alle scuole dell’infanzia. I più apprezzati sono quelli con le deliziose poesie, delicate e spiritose, ma sempre profondamente costruttivi e dalla parte dei bambini e delle bambine. Le sue poesie verranno in seguito anche musicate con grande successo.
Nel 1938 tutto si interrompe bruscamente: con le leggi razziali fasciste, la collaborazione di Lina con il Corriere dei Piccoli viene sospesa, le proprietà confiscate. Il clima diventa insostenibile, sugli ebrei aleggia il pericolo della deportazione; nel 1941 Lina lascia Milano e con i familiari si rifugia nel luogo che segnerà la sua vita in modo definitivo: La Monda, una grande tenuta con maneggio e orti vicino ad Arcisate, acquistata l’anno prima dai nipoti Cattaneo-Vigevani. Alla spicciolata arrivano altri componenti della famiglia, tutti oggetto della persecuzione fascista (gli Schwarz, i Jung, i Vigevani, i Colorni, i Rotschild e altri) allo scopo di avvicinarsi al confine svizzero per oltrepassarlo in caso di necessità.
La Monda non è solo un rifugio appartato fra i boschi: è un microcosmo familiare ad alta tessitura affettiva. Un nucleo con spiccata componente femminile, accomunato dall’interesse per l’antroposofia e per l’educazione si ritrova qui: ci sono l’amata sorella Lucia, probabilmente con Stella, amatissima nipote a cui era stata dedicata Stella Stellina, Irene Cattaneo che ne ha sposato il nipote Dante Vigevani, e il fratello Gustavo.
Giunge purtroppo il momento, nel 1943, in cui Lina e gli altri sono costretti a espatriare di nascosto a Brissago nella neutrale Svizzera; in quei momenti concitati e disperati, Gustavo non regge alla tensione e si toglie la vita.
Dopo la guerra, settantenne, Lina Schwarz ritorna alla Monda, ritrova l’intenso rapporto con Irene Cattaneo e trascorre gli ultimi giorni impegnandosi fino all’ultimo sui temi educativi a lei più cari. Con le ultime energie, insieme a Lavinia Mondolfo fonderà a Milano la Scuola di ispirazione antroposofica Waldorf.
Quando Lina Schwarz si spegne nel 1947, la città di Arcisate le tributa un funerale grandioso, e una splendida lapide ottagonale di marmo bianco-rosato avvolta da un roseto.
«Sulla sua tomba, sotto il nome tanto celebre, volle scritto “detta zia Lina”, per ricordare a chi legge il suo epitaffio, il grande amore nutrito verso i bimbi di ogni regione e di tutti i tempi” scrive il critico E. Cazzani.
Per anni il ricordo di Lina continua a essere vivissimo, nel 1963 la città di Arcisate le intitola anche una via e una scuola. Per quello che sarebbe stato il suo novantesimo compleanno Irene Cattaneo plasma a memoria un bozzetto di argilla che riprende le fattezze del viso, propedeutico a un futuro busto in bronzo. Le dedicherà una vibrante lettera: “Per far rivivere un incontro fra il tuo volto e la tua opera, devo pensarti qui, negli ultimi anni, negli ultimi mesi della tua vita, quando giravi nei prati con il tuo bastone di ciliegio e scandivi fra te e te i versi che avresti scritto rientrando”.
Recentemente l’archivio di carte, fotografie e lettere che Lina Schwarz custodì fino alla morte nella casa di famiglia alla Monda è stato trasferito alla Fondazione CDEC Centro di Documentazione Ebraica di Milano. La sua Biblioteca personale è stata conferita alla Società Antroposofica Milanese.
«Stella stellina,/ la notte s’avvicina,/ la fiamma traballa,/ la mucca è nella stalla,/ la mucca e il vitello;/ la pecora e l’agnello,/ la chioccia e ’l pulcino,/ ognuna ha il suo bambino,/ ognuno ha la sua mamma,/ e tutti fan la nanna». Lina Schwarz