Sarà presentato venerdì 20 marzo 2026 alle ore 18.30 in Sala Montanari, a Varese, “Romanzo Varesino”, il libro, uscito il 21 dicembre 2025, che celebra gli ottant’anni della gloriosa Pallacanestro Varese.
Scritto dal giornalista varesino Fabio Gandini il volume racconta dal punto di vista sportivo e umano gli 80 giocatori simbolo della Pallacanestro Varese, le cui storie individuali vanno a comporre un mosaico nel quale è incisa un’irripetibile epopea agonistica
Nella Storia della Pallacanestro Varese c’è molto di più del resoconto di un’eccellenza sportiva e dei numeri che l’hanno certificata: c’è un complesso racconto di visioni e azzardi, di gesta talmente uniche da aver cambiato talvolta il senso dello sport e i suoi parametri, di cadute dolorose e faticose risalite, di notti magiche piene di luce e di notti avare di stelle che una nuova alba ha cancellato, di amori, odi e rivalità, di professioni di fede eterne e perfidi tradimenti. Nelle sue “pagine” c’è l’evoluzione del mondo come l’abbiamo conosciuto negli ultimi 80 anni, lo stesso mondo che questa squadra ha osato sfidare e vincere “dimenticandosi” di essere espressione di una semplice realtà di provincia.
La Storia della Pallacanestro Varese è il più bel romanzo che sia mai stato scritto sulla città di Varese ed è questo che ha spinto il giornalista varesino Fabio Gandini a dare alla luce “Romanzo varesino – L’incredibile storia della Pallacanestro Varese in 80 ritratti”, il libro edito da More News per celebrare gli ottant’anni di vita della
Pallacanestro Varese (1945-2025), lasciando un segno concreto fatto di amore, cultura, storiografia e senso di appartenenza.
80 ritratti, ovvero 80 giocatori. Da John Mascioni a Colbey Ross, passando per i beniamini in bianco e nero come Sergio Marelli e Tonino Zorzi, per gli eroi dei primi scudetti, per i Miti degli anni ’70, da Dino Meneghin e Aldo Ossola in giù, per i “bellissimi” degli anni ’80, bandiere come Cecco Vescovi e Max Ferraiuolo, e per i ragazzi terribili degli anni ’90, basta dire Andrea Meneghin e Gianmarco Pozzecco per capire, fino ad arrivare al nostro secolo e agli ultimi protagonisti come Achille Polonara e Giancarlo Ferrero.
Ci sono tutti, i grandi italiani ma anche gli stranieri che sono entrati nel cuore, da Lajos Toth agli straordinari e fuori scala Manuel Raga e Bob Morse, senza dimenticare né le icone come Corny Thompson, Arijan Komazec e Veljko Mrsic, né i talentuosi americani dell’era Castiglioni, né gli Indimenticabili Mike Green, Dusan Sakota, Bryant Dunston e Adrian Banks, né infine gli ultimi idoli come Kristjan Kangur, Siim Sander Vene e Aleksa Avramovic.
In “Romanzo varesino” il racconto individuale – ricco di curiosità, aneddoti, riletture (compresa quella del caso Gennari, all’origine della rivalità tra Varese e Milano) – diventa racconto collettivo di un’epopea che prende il via nell’immediato dopo guerra, in una precoce identificazione tra i varesini e lo sport dei canestri. Tempo 15 anni – siamo all’inizio dei Sessanta – e arrivano le prime vittorie, con la Pallacanestro Varese capace di diventare una terza via rispetto all’Olimpia Milano e alla Virtus Bologna. Tempo altri 10 anni e dalle prime vittorie si passa direttamente al Mito, mai più ineguagliato, delle dieci finali consecutive di Coppa dei Campioni, dei 13 anni di imbattibilità casalinga in Europa, delle tre volte sul tetto del Mondo con la Coppa Intercontinentale. Mai nessuno prima, mai nessuno dopo: è qui che Varese inizia a essere conosciuta ovunque, travalica i confini cittadini, trova tifosi in tutta Italia ed entra – per sempre – nella leggenda dello sport.
Romanzo varesino va però oltre quella grandeur: accarezza gli anni Ottanta, conosce l’onta di una retrocessione e il profumo fresco di una ripartenza capace di ritornare in alto, allo Scudetto della Stella del 1999, poi arriva ai giorni nostri, tra difficoltà e brevi impennate, sempre e comunque sottolineate dall’amore di un popolo.
Si parte da una carrozza di seconda classe di un treno che sbuffa lungo la pianura veneta, dove un ragazzo americano piange per una sconfitta e per il grande senso di responsabilità che sente sulle sue spalle e si arriva al chiuso di uno spogliatoio, dove un capitano cerca di mostrare il futuro a compagni cui hanno perfidamente tolto il presente. Non sono biografie: sono storie, a volte prese in controluce, umane e sportive, tratti esistenziali e agonistici di eroi e anti-eroi, piccole e grandi parti sul palcoscenico sportivo di questa città che insieme hanno formato qualcosa di meraviglioso.
Per manifestare la propria unicità, Romanzo Varesino ha sposato anche una strada grafica inedita, ideata dall’artista ticinese Patrizia Pfenninger, lungo la quale la tipografia è diventata un modo per sottolineare la parabola di ogni personaggio, come se fosse essa stessa elemento narrante. Il risultato è un mosaico di 80 font diversi, ciascuno dei quali riporta a un aggettivo che a sua volta rimanda a una caratteristica del giocatore protagonista, in una sorta di doppio racconto che attraverso gli occhi stuzzica anima e cervello.
Il libro – con le prefazioni del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, del presidente di Pallacanestro Varese Toto Bulgheroni e del presidente de Il Basket Siamo Noi Umberto Argieri – è uscito il 21 dicembre 2025.