di Andrea Bortoluzzi
Fa un grande caldo e cammino un po’ barcollante per Corso Matteotti, complice il selciato sconnesso e il solleone.
Alzo lo sguardo e incrocio quello di una signora: ci sorridiamo. Siamo entrambi incerti.
Ci conosciamo? Abbiamo preso un abbaglio? Lei sembra fermarsi, poi prosegue, indugia e torna sui suoi passi.
Ha un portamento elegante e un accento straniero che non so decifrare. “Io non so chi lei sia ma il suo viso mi ricorda” mi dice. ”Anche il suo” le rispondo.” Mi accade spesso di non associare un nome ad un volto”.
Mi presento per capire se le riesca quello che spesso non riesce a me. “ E’ un cognome ben noto.” mi risponde. Ma è il mio viso che l’ha attratta, il mio nome non le interessa . I nostri visi si sono riconosciuti senza conoscersi. E poi per dare una spiegazione all’inspiegabile conclude “ci siamo di certo visti a qualche concerto”. Anche questo è singolare. Amo la musica come la signora sconosciuta e lei lo sa senza saperlo.